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Well, I know it's a mess.
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Damiano. 23yo indie-rocker-wannabe.
hopeless damiano |at| g mail |.| com

November 20 2009 9:22am

On parle de: littérature vie télé

Direi che la conclusione è questa: dio è morto, Marx pure e io mi sento bene. Voglio continuare a vivere e pensare.
— Leonardo Sciascia, “La storia siamo noi”, 20-11-09

November 7 2009 9:20pm

On parle de: vie littérature

I matti sono simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita dal manicomio.
— Alda Merini, “Il paradiso segreto di Alda”, L’espresso, N° 45, anno LV, 12 novembre 2009

November 3 2009 11:53pm

On parle de: vie philosophie

Più la società diventa di massa - o nella forma di quella solitudine che ci incolla davanti a un computer vittime di una bulimia affettiva, per cercare non tanto amici quanto riconoscimenti della propria identità che non sappiamo dove altro reperire, o nelle adunate di massa in occasione di concerti, o davanti a teleschermi per i grandi eventi, o per applaudire parole che confermano le idee che già abbiamo o la fede che già possediamo - più l’amicizia diventa difficile e impraticabile.
— Umberto Galimberti, L’arduo sentiero dell’amicizia”, D-La Repubblica delle Donne, n° 669, pagina 182

November 2 2009 9:06am

On parle de: vie littérature

Bisogna essere molto forti per amare la solitudine.
— Pier Paolo Pasolini (5 Marzo 1922 - 2 Novembre 1975), “Versi del testamento (Trasumanar e organizzar)”

October 4 2009 2:12pm

On parle de: vie littérature art

Era considerato un folle, eppure, alternava momenti di lucidità estrema: molti li giudicherebbero insani, ma riescono ad aprire squarci di verità su quegli stati emozionali che parecchi di noi cercano quotidianamente di rimuovere: il senso della vita, l’inutilità di certe giornate, il dovere di guardare in faccia la morte, talmente a tu per tu da non fingere che non esista. E questo, credo sia un tema molto attuale in un modo che ha dimenticato cosa significhi vivere più profondo. Che non significa necessariamente condurre un’esistenza ai limiti, ma accettare la poesia di qualcosa di insondabile.
— Jon Fosse, “Artista sull’orlo di una crisi d’amore”, D-La Repubblica delle Donne, n° 665, pagina 98

September 15 2009 1:27pm

On parle de: littérature vie albert camus

La merveilleuse paix de cet été endormi entrait en moi comme une marée.
— Albert Camus, “L’étranger”, édition Gallimard-folio n° 921, page 183

September 13 2009 10:58am

On parle de: philosophie vie

Nati per caso, vissuti per una serie di coincidenze. Viviamo finché amore ci sostiene. E se fosse davvero qui la differenza tra l’uomo e l’animale che riesce a vivere anche senza amore? Perché se questo è vero, possiamo sentirci all’altezza della condizione umana per quel tanto che sappiamo amare. Perché amore non cerca un senso nell’al di là e neppure nel futuro. È la felicità del presente che, se siamo in grado di amare, dura per tutto il tempo in cui la vita ci è concessa.

Penso che la dimensione tragica dell’uomo, ben individuata da Nietzsche, consiste nel fatto che, per vivere, l’uomo ha bisogno di costruirsi un senso, in vista della morte che è l’implosione di ogni senso. Se tenessimo ben presente questa considerazione, con cui la grecità espresse la sua sapienza, forse troveremmo la giusta misura nel nostro frenetico affaccendarci nella vita. E un po’ di ironica bontà prenderebbe il posto di tanta prepotenza e ferocia con cui gli uomini cercano l’un l’altro di superarsi quando non di sopprimersi.
Nati per caso, vissuti per una serie di coincidenze che hanno tracciato il percorso della nostra vita, moriamo per deterioramento del nostro organismo, senza neppure la nostra collaborazione. In fondo, come ci ricorda Schopenhauer, nasciamo per la continuità della specie, a cui interessa la riproduzione, e non il senso della vita degli individui che, a loro insaputa, collaborano a questo scopo.
So che questo discorso fa irritare tutti coloro che sono cresciuti all’interno di narrazioni religiose sempre prodighe di senso, anzi così prodighe da promettere agli uomini l’immortalità. Sedotti da questa promessa cristiana e poi islamica, la sapienza greca, che considerava queste promesse “cieche speranze (tuphlas elpidas)”, dovette cedere e si estinse.
Con questo non dico che le religioni, in forza di questa promessa, non abbiano dato un grosso impulso alla cultura occidentale, presentando un futuro che non implode nel nulla. E questo ottimismo ha contaminato anche la versione laica della nostra cultura, che ha sempre guardato al futuro con speranza, se non di salvezza, certo di progresso.
Di fatto, invece del progresso, che sottintende un miglioramento “qualitativo” della condizione umana, abbiamo realizzato solo uno sviluppo, particolarmente evidente, per noi occidentali, in ambito economico e tecnologico. Ma “sviluppo” vuol dire aumento “quantitativo” di un fenomeno, non incremento di senso della vita umana e in particolare di quella individuale.
Viviamo finché amore ci sostiene. E se fosse davvero qui la differenza tra l’uomo e l’animale che riesce a vivere anche senza amore? Perché se questo è vero, possiamo sentirci all’altezza della condizione umana per quel tanto che sappiamo amare. Perché amore non cerca un senso nell’al di là e neppure nel futuro. È la felicità del presente che, se siamo in grado di amare, dura per tutto il tempo in cui la vita ci è concessa.

di Umbero Galimberti, Figli del caso”, D-La Repubblica delle Donne, n° 662, pagina 218

August 27 2009 2:19pm

On parle de: vie philosophie

Se l’adolescenza è l’età in cui i gesti non sono ancora diventati stili di vita, e le azioni si esauriscono nei gesti, se i progetti si dileguano nei sogni e le passioni di un giorno si cancellano in una notte, se il corpo si fa e si disfa a secondo delle ore del giorno, e i modelli che si assumono per darsi un contegno registrano quotidianamente la nostra infedeltà, se è l’età in cui il cuore non ha ancora deciso se avere legami con l’ideale o col sesso, perché crucciarsi? L’adolescenza è questo. Una stagione della vita caratterizzata dall’incertezza, dall’ansia per il futuro, dall’irruzione delle pulsioni, dal bisogno di rassicurazione accompagnato dal rifiuto di essere rassicurati, dal desiderio sfrenato di libertà intesa non come stile di vita, ma come revocabilità di tutte le scelte. E siccome è una stagione che non si può evitare, basta vivere con tranquillità tutte queste contraddizioni, che nell’adolescenza si danno convegno per assaggiare tutte le possibili espressioni in cui in seguito, ma solo in seguito, può cadenzarsi la vita.
— Umbero Galimberti, “Adolescenza e amore”, D-La Repubblica delle Donne, n° 659, pagina 162

August 26 2009 9:30am

On parle de: littérature vie

Forse la giovinezza è solo questo,
perenne amare i sensi e non pentirsi.
— Sandro Penna, “Croce e delizia”, 1927-1957

August 24 2009 10:39am

On parle de: littérature vie

Così dunque la vita è rimasta un mistero. E io stesso, per me, sono ancora il primo mistero!
— Elsa Morante, “L’isola di Artuto”, edizione Einaudi-ET scrittori n° 292, pagina 377

August 23 2009 12:36pm

On parle de: littérature vie

Da quando l’avevo baciata, io non potevo rivederla senza provare un batticuore mortale. Quest’ansia poi mi diventava, in presenza di lei, anche uno struggimento, quasi un’amarezza d’ingiustizia, e una rabbia. Il fatto era questo: che di tutti gli innumerevoli minuti che componevano il nostro passato comune, io, rivedendola, ne ricordavo uno solo: quello in cui l’avevo baciata.
— Elsa Morante, “L’isola di Artuto”, edizione Einaudi-ET scrittori n° 292, pagina 262

August 22 2009 10:00am

On parle de: littérature vie

Ero curioso di sapere se questo sonnifero dava pure dei sogni. E chi sa se anche nella morte non si hanno dei sogni? Così supponeva quel buffone di Amleto; ma io non sono un buffone al pari di lui e capisco bene la verità: che nella morte non c’è niente. Né riposo, né veglia, né spazio d’aria, né mare, e nessuna voce. Chiusi gli occhi, e mi sforzai per un minuto di fingermi sordo e cieco, ristretto nel mio corpo senza potermi più muovere, isolato da ogni pensiero… Ma no, non basta: la vita, là nel fondo, rimane, come un punto acceso, moltiplicato da mille specchi! La mia fantasia non saprà mai concepire la ristrettezza della morte. A confronto di questa infima misura, diventano signorie sconfinate non dico l’esistenza di un misero prigioniero dentro una cella, ma perfino quella di un riccio attaccato allo scoglio, perfino quella di una tignola! La morte è una irrealtà insensata, che non significa niente, e vorrebbe intorbidare la chiarezza meravigliosa della realtà.
— Elsa Morante, “L’isola di Artuto”, edizione Einaudi-ET scrittori n° 292, pagina 245