È diritto dell’uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? La risposta non può essere che affermativa, perché la vita è un diritto, e non un dovere. Scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona e non si può affermare che la vita è un bene “non disponibile” da parte dell’individuo senza negare il concetto stesso di libertà, sottoponendolo a categorie morali che non possono essere collettive, e che quindi, di fatto, cancellano l’individuo e negano la sua libera autodeterminazione. Forse è addirittura giusto e opportuno che scompaia la parola “eutanasia”, troppo carica di significati ideologici, che non possono che confondere il discorso. È ora di porre fine agli schieramenti. Non si tratta di essere “pro vita” oppure di sostenere l’eutanasia. Si tratta di considerare lecita l’anticipazione della morte, se questa è la libera decisione di un essere umano gravemente sofferente.
Umberto Veronesi, “Il diritto di non soffrire”, Mondadori
MSF staff treat a child with symptoms of cholera at the 50-bed cholera treatment center in Sarthe, in the west of Port-au-Prince (there is also a 150-bed cholera treatment unit at Sarthe). The cholera outbreak in Haiti continues to grow; the total death toll surpassed 1,000 this week, according to the government.
© Ron Haviv/VII
(via doctorswithoutborders)
Haiti: A Cholera Emergency
Slideshow:
Responding to the widespread and massive needs for cholera treatment in Haiti is a daunting task. MSF continues to treat high numbers of patients in the Artibonite region, where the outbreak originated. (via doctorswithoutborders)
Niger: Malaria and Malnutrition—a Deadly Spiral
MSF has treated nearly 130,000 children with malaria in Niger during this year’s rainy season. (via doctorswithoutborders)
For people with HIV/AIDS who need medicines to stay alive, a ten-year wait to get a newer drug is not viable. They’ll die waiting. Half of all children born with HIV/AIDS won’t make it to their second birthday without treatment. We can’t let the EU shut down our supply of affordable newer medicines.
Ariane Bauernfeind, operational coordinator for MSF projects in South Africa, Malawi, Lesotho, and Zimbabwe. Help us send a message to the European Commission to keep their HANDS OFF OUR MEDICINE! (via doctorswithoutborders)
Ecco lo spot-pro Eutanasia creato dall’associazione Exit international, bloccato dall’autorità per le Comunicazioni australiane e ora rilanciato in Italia dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito Radicale. (link)
(via emmanuelnegro)
La loi n'a pas à dire qui peut devenir parent
Le catholicisme ne gouverne plus les comportements des croyants, mais il influence encore fortement l’establishment juridique et politique. On assiste à une sorte de transvasement de la doctrine catholique vers la doctrine psy, des positions morales religieuses vers la rhétorique psy. Les personnalités les plus en vue ont des positions très conservatrices. Pour eux, la filiation n’est pas une construction de la société, mais la réalisation d’un couple procréateur. Avec de nouveaux mots, ils reprennent une argumentation totalement morale défendant les fondements de la famille traditionnelle.
(…) Je pense que ce n’est pas à la loi ou à la collectivité de fixer les règles pour devenir parent. Toutes ces positions idéologiques et théoriques sont alimentées par la croyance que le devenir psychologique de l’enfant dépend du type de parentalité dans laquelle il est né ou a été élevé.
par Blandine Grosjean, “Dominique Mehl : « La loi n’a pas à dire qui peut devenir parent »”, Rue89
I vantaggi della dieta vegetariana. Sì, ci sono.
La prima parte della discussione
flatguy:Non capisco. Se il link consumo di carne-allevamento-emissione di gas serra era già chiaro, su cosa dovrebbero fermarsi a riflettere i vegetariani, e più precisamente, di cosa si dovrebbero vergognare? E poi, in un paese dove lo sport nazionale è andare ad escort, è veramente chi elimina dalla propria dieta la carne, o addirittura tutti i prodotti di origine animale, come nel caso dei vegani, a doversi vergognare? Non so. Mi sembra un accanimento eccessivo verso chi sceglie in piena autonomia e consapevolezza delle conseguenze personali e non solo (conseguenze che, come spiegato prima, mi sembrano più che positive) uno stile di vita. Sono sicuro che vi siano alcuni che scelgono di eliminare la carne dalla propria alimentazione perché essere vegetariani oggi può essere ‘di tendenza’, ma si tratta di una minoranza e questa ‘tendenza’ finisce nel momento in cui si è costretti ad andare avanti ad insalate nei ristoranti.
Non mi dici niente di nuovo, sono a conoscenza di quello che dici. E immaginavo che sarebbe partito un flame. Dire che i vegetariani sono superficiali, a quanto pare, è peggio che insultare le loro madri.
Non c’è nessuna dimostrazione scientifica del fatto che chi non mangia carne è meno soggetto a certe malattie, o che la loro qualità della vita sia migliore in modo assoluto di quella di chi mangia carne . Inoltre, aggiungo, sono diabetico. E chi è diabetico (o ha altre problemi, tipo i ciliaci oppure chi è anemico) non può permettersi la scelta di essere vegetariano. Chi è vegetariano non ha certe malattie e, molto spesso, non ha idea di cosa siano. Chi è diabetico come me ha solo due scelte: deperire in nome dell’ambiente oppure avere un’alimentazione costituita anche da carne.
Senza togliere poi che, per noi occidentali, mangiare è anche una questione di gusto. La fiorentina che tu millanti è una delle grandi gioie della vita. Poi, dico, hai mai visto la vita di un vegano? Vogliamo definirla sana? Li ho visti io, i vegani, ingozzarsi di integratori perchè “non mangiamo quello che ha occhi e respira”. Ma per piacere.
Le dimostrazioni assolute dei vantaggi per la salute di una dieta vegetariana o vegana non esistono. Ma la medicina, per definizione, non è una scienza esatta. Prove certe non esistono. Ma esistono numerosi studi che sottolineano il ruolo attivo di una dieta con prevalenza di fibre e proteine vegetali nella prevenzione di numerose patologie, prevalentemente cardiache e neoplastiche.
L’espresso - “Magiar sano costa troppo”:
La dieta mediterranea è ormai uno standard che predilige vegetali e pesce rispetto a carni rosse, latticini e zuccheri. È interessante notare che la dieta mediterranea raggiunge almeno due effetti importanti: prevenire le malattie cardiovascolari e i tumori, due delle principali cause di morte.Umberto Veronesi, in un articolo apparso su L’espresso del 29 gennaio 2007:
Sono cibi protettivi i pomodori, le arance, i broccoli, la zucca, i cavoli, i fagiolini verdi, la carota, le verdure a foglia verde, i legumi, l’aglio, la cipolla, gli asparagi, i piselli, i peperoni, le patate, i cetrioli, il prezzemolo, le erbe aromatiche. E poi le fragole, le albicocche, i lamponi, l’uva, il melone, l’anguria, i mirtilli, le castagne. E per finire, il tè, lo yogurt, i crostacei, i molluschi, il pesce, l’olio di oliva. Nel prezioso laboratorio della natura ce n’è per tutti i gusti, e adesso incominciamo a scoprire che ce n’è per tutti i DNA. Sta nascendo una nuova scienza, la nutrigenomica. […] Da anni, grazie anche ai contributi dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è stato scoperto che le sostanze antiossidanti, come la vitamina C contenuta nelle arance, hanno un effetto benefico e aiutano a prevenire il cancro. Queste sostanze, infatti, bloccano i pericolosi radicali liberi, che nascono dal processo di ossidazione. […] Per questo le arance si chiamano ‘arance della salute’, per questo l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato la formula ‘5 a day’, cioè cinque porzioni di frutta, legumi e verdura al giorno, e per questo i nutrizionisti consigliano secondi piatti in cui la verdura con uova, pesce, formaggi sia il piatto, e la carne (molto poca) sia il contorno.L’AIRC nelle sue “Ricette della salute”:
Anche se non è indispensabile eliminare la carne per nutrirsi in modo sano, è importante evidenziare che per la prevenzione del cancro la scelta vegetariana apporta dei vantaggi. Il segreto, alla fine, sta nella quantità: per diminuire attraverso l’alimentazione l’incidenza dei tumori non è necessario eliminare del tutto i cibi di origine animale (come latte e uova, ma anche carne); è certamente utile, però, aumentare l’apporto di frutta, verdura e legumi.Qui una rassegna stampa realizzata dall’AIRC mette in evidenza la stretta associazione tra una corretta alimentazione e cancro. Sebbene si tratti ancora prevalentemente di ipotesi, si moltiplicano negli ultimi anni studi medico-scientifici che, su base statistica, sottolineano i vantaggi di una dieta ricca di vegetali e frutta.
Su PubMed, “The contribution of vegetarian diets to human health”:
Numerous studies show important and quantifiable benefits of the different components of vegetarian diets, namely the reduction of risk for many chronic diseases and the increase in longevity. Such evidence is derived from the study of vegetarians as well as other populations. While meat intake has been related to increased risk for a variety of chronic diseases, an abundant consumption of vegetables, fruits, cereals, nuts, and legumes all have been independently related with a lower risk for several chronic degenerative diseases, such as ischemic heart disease, diabetes, obesity, and many cancers. Hence, whole foods of plant origin seem to be beneficial on their own merit for chronic disease prevention.Non mancano ovviamente quelle ricerche che rivelano i rischi della dieta vegetariana, o, meglio, i non benefici ai fini della prevenzione di alcune patologie di una alimentazione a base esclusiva di frutta, vegetali e derivati animali (latte e latticini). E’ unanime però l’accordo circa il consumo di carne: l’uomo è onnivoro ma la quantità di carni mangiata settimanalmente è eccessivo (e causa una immissione di proteine di origine animale maggiore di quella che può essere metabolizzata). A queste affermazioni posso aggiungere la mia esperienza come studente di medicina presso l’ambulatorio di malattie metaboliche della Prima clinica medica del policlinico Umberto I. Ai pazienti seguiti veniva costantemente consigliato un consumo abbondante di frutta e verdura, 3-4 porzioni settimanali di pesce (a volte anche più) e solo 1-2 porzioni settimanali di carni.
Ciò non toglie che alcune patologie (celiachia, diabete mellito tipo 1 e 2) impongano necessariamente una dieta nella quale la carne costituisca un elemento fondante. Ma nella discussione sui vantaggi ambientali e umanitari di una riduzione degli allevamenti e, conseguentemente, del consumo di carni, non si mette in dubbio la necessità di alcuni di nutrirsene. Ma tutti gli altri? Soggetti in buona salute hanno veramente bisogno di 7 porzioni di manzo, tacchino, vitello e altri a settimana? Vogliamo veramente continuare ad ingozzarcene benché consci del danno ambientale e dei (quasi certi) rischi per la salute? Si può provare a superare la “questione di gusto” per valori più alti che vadano oltre il nostro personale egoismo (proprio di occidentali)? Ci si può chiedere se è ancora giusto permettere la morte di milioni di individui e la distruzione della natura per gusto?
Pur senza privarsi del tutto del cibo che più ci piace, pur senza privarsi per sempre di una bistecca alla fiorentina, è possibile riscrivere le nostre abitudini quotidiane? Penso di sì. Penso sia giusto.
Jeremy Rifkin, “Rivoluzione vegetariana”, L’espresso:
Il bestiame occupa attualmente il 26 per cento della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci. Non solo, ma oltre un terzo delle terre coltivabili è sfruttato oggi per produrre cereali per gli animali anziché per gli uomini. […] Negli Stati Uniti, l’industria zootecnica usa l’equivalente di un gallone di benzina per produrre mezzo chilo di carne di manzo allevato con cereali. Per far fronte alla richiesta annuale di carne di una famiglia media di quattro persone - pari a circa 120 chili - occorrono più di 260 galloni di carburanti fossili. Quando questi vengono consumati, emettono oltre 2,5 tonnellate di anidride carbonica addizionale nell’atmosfera.
Umberto Veronesi, in un articolo apparso su L’espresso del 28 gennaio 2010:
Secondo Jean Mayer, nutrizionista dell’università di Harvard, riducendo del solo 10 per cento l’allevamento del bestiame destinato alle bistecche si potrebbero nutrire con grano e legumi 60 milioni di persone nel mondo. E penso, come molti economisti, che il vegetarianesimo potrebbe essere una delle possibili soluzioni per combattere la fame nel mondo. Intanto, come per una specie di legge del taglione, sono proprio le popolazioni dei paesi ricchi ad ammalarsi per gli stili di vita scorretti (poco movimento, alcol, fumo) e per le cattive abitudini alimentari, le quali sono responsabili addirittura del 30 per cento dei tumori, senza parlare di patologie cardiovascolari come infarto ed ictus.Non tutti possono seguire una dieta vegetariana o vegana. E queste ultime non sono neppure strettamente necessarie per diminuire le emissioni di CO2 o aumentare la quantità di cereali destinati al terzo mondo. Ma una riduzione significativa delle pietanze a base di carne (la carne è in qualsiasi alimento, in mille forme) potrebbe essere un piccolo passo avanti.
E quindi, ecco, se mi capita di incontrare un vegetariano o un vegano, non lo inviterò a vergognarsi per una scelta meno superficiale ed egoista di quanto la gente sia disposta a credere.
Contro la RU486 sono le donne le più agguerrite
Visto che la battaglia contro la commercializzazione della RU486 è stata persa, gli avversari dell’interruzione di gravidanza e della libera scelta cercano di correre ai ripari discutendo delle modalità di assunzione. Si invocano linee guida rigide e tempestive che, in sintesi, impongano il ricovero. Tutto questo, naturalmente, in difesa delle donne, che sono talmente sceme da non meritare la possibilità di scegliere né se abortire (soffriranno per sempre e il loro rimpianto non sarà mai estinto), né come abortire (l’aborto chirurgico o quello farmacologico, un eventuale ricovero e la sua durata, magari parlando con il proprio medico).
Tra i più agguerriti sostenitori del ricovero imposto svettano alcune donne: Bianconi, vice presidente dei senatori del PdL e membro della Commissione Igiene e Sanità, forse meglio ricordata per essere una “pianista” in Senato; e Dorina Bianchi, presidente dei senatori Udc. Entrambe paladine di un altro obbrobrio contrario alla salute delle donne e alla intelligenza delle persone: la legge 40. Tra le sostenitrici illustri del ricovero coatto c’è anche Renata Polverini, candidata alla Regione Lazio.
Bisognerebbe ricordare a queste signore, e a chi con loro si schiera, che il ricovero coatto è legittimo solo in caso di malattie infettive o di grave diagnosi psichiatrica.
Vogliamo forse ipotizzare il trattamento sanitario obbligatorio per una donna che decide di interrompere una gravidanza?
di Chiara Lalli, “Contro la RU486 sono le donne le più agguerrite”, I mille
Le poumon noir de Sigourney
Les associations anti-tabac américaines se déchaînent depuis longtemps contre Hollywood. Dernière cible en date, le blockbuster «Avatar», qui montre Sigourney Weaver avec la clope au bec à l’écran, s’est vu décerner un «poumon noir» par SceneSmoking.org.
Ce site surveille toute apparition du tabac dans les films, répertorie chaque semaine les «incidents tabagiques» des nouvelles sorties cinéma et attribue des labels aux films : du «poumon rose» au «poumon noir» en passant par les «gris clair» et «gris foncé».
Sigourney Weaver «fume dans des lieux non-fumeurs».
Dans «Avatar», c’est le personnage de Grace Augustine, interprété par Sigourney Weaver, accro à la cigarette quand elle reprend forme humaine, qui est dans la ligne de mire des anti-tabac. Le film a donc eu droit a son «poumon noir» avec ses 10 à 29 «incidents». «Circonstances particulières: fume dans des lieux non-fumeurs», est-il précisé.
Stanton A. Glantz, spécialiste de la recherche sur le tabac à l’Université de San Francisco et initiateur de la Smoke Free movies est monté au créneau pour dénoncer l’apologie du tabac faite dans «Avatar», amplifiant dans le même temps la polémique contre le réalisateur. Il explique au New York Times: «C’est comme si l’on déversait du plutonium dans un réservoir d’eau potable»
Dans un e-mail de protestation envoyé au New York Times, James Cameron assure qu’il n’a pas eu l’intention de faire du personnage incarné par Sigourney Weaver «un modèle et une inspiration» pour les adolescents, qu’il ne faut pas que les personnages jeunes des films qui fument aient l’air plus cool que les autres. Mais il ne veut pas non plus priver tous ses personnages de tabac: «Je ne crois pas à l’idée dogmatique que les acteurs ne devraient pas fumer dans les films. Les films doivent respecter la réalité. Si on peut montrer des gens qui mentent, trichent, volent et tuent dans un film grand public, pourquoi imposer une moralité sans cohérence lorsqu’il s’agit de fumer?»
«Avatar» n’est pas le seul film à avoir eu droit à un «poumon noir». Avec sa pipe, «Sherlock Holmes» comptabilise plus de 50 «incidents tabagiques», chez lui, au travail et dans sa voiture.
Par Anna Benjamin, “Avatar et Sigourney Weaver reçoivent un poumon noir”, Rue89
Ecco come si diventa primari in Regione Sagrestia
Leandro Aletti (vedi foto), primario di ginecologia a Melzo, già beceramente famoso per aver sostenuto che l’aborto è “peggio della bomba atomica” e per aver definito la Ru486 un “pesticida per ammazzare l’uomo” (chissà se ha mai sentito parlare di Seveso e della diossina…) torna all’onore delle cronache per aver insultato le donne in corsia in attesa dell’interruzione di gravidanza.
Ricordiamo che, come abbiamo già avuto modo di segnalare, costui fu già sospeso dal servizio dal servizio nel 1987, quando lavorava alla clinica Mangiagalli di Milano, e denunciato all’Ordine dei Medici nonché condannato per rivelazione di segreto d’ufficio - cioè per aver reso pubblico il nome di una donna a cui era stato praticato un aborto terapeutico. Sorprende, forse, che nella Regione Sagrestia governata dal ciellino Formigoni un ginecologo con cotanto curriculum vitae sia stato promosso a primario anziché venire espulso a vita dall’Ordine dei Medici? A proposito: Leandro Aletti è pure consigliere dell’Ordine dei Medici di Milano. Ma che brillante carriera sulla pelle delle donne!

(Femminismo a sud)
di Ogo, “Leandro Aletti: ecco come si diventa primari in regione sagrestia”, Ogo-Obiettiamo gli obiettori