Sul Corriere, Panebianco spiega cosa dovrebbe fare Bersani in questo frangente.
Panebianco mi ricorda quelli che, dopo trent’anni di Repubblica, continuavano a esigere dal PCI, poi dal PDS, poi dai DS delle prove di adesione alla democrazia, non si sa se per malafede o per ottusità. La nuova versione di questa solfa è la seguente: Bersani dovrebbe dimostrare la sua capacità di leadership riformista non tanto costruendo nel tempo un’idea complessiva di governo del Paese in grado di attrarre tutti gli elettori del centrosinistra, costringendo anche l’Idv a venire a patti e a subordinare i propri temi a quelli della forza trainante, ma piuttosto minacciando preventivamente col vocione “o con me o con loro”, col bel risultato di segare il ramo su cui è seduto. In pratica l’atteggiamento autolesionistico che Panebianco stigmatizza giustamente nel pasdaran Cicchitto all’inizio del pezzo, pretende che lo assuma Bersani contro i suoi alleati. Alla voce della buona borghesia non basta mai che la sinistra sia normale, pretende che sia santa. In sostanza: che rinunci.
di b.georg, “panebianco e la sinistra ascetica”, Falsoidillio
Hanno destato scalpore le dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa dalla moglie del leader democratico Franceschini. «Ho letto su un giornale che mio marito sarebbe stato visto domenica notte in una sala da tè, alla festa di compleanno di una ragazza di 100 anni, Rita Levi Montalcini. Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perché domenica notte Dario era sul divano di casa in ciabatte e divisa da boy scout, intento a sorbirsi il suo brodino di pollo e a guardare in tv la replica delle avventure di don Milani».
«Vorrei fosse chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire. Sapesse quante volte gli chiediamo di cambiare canale, di girare non dico su “La Fattoria”, ma almeno su Antonella Clerici o i puffi. Lui niente, sostiene che sono programmi osceni, ciarpame senza pudore a sostegno del divertimento dell’Imperatore. E intanto non molla il telecomando. Me lo lascia solo quando viene a trovarlo qualcuno dei suoi amici di sinistra: tutta gente malvestita e maleodorante, come ha giustamente rilevato il sig. Berlusconi, specie da quando si è ritirato Bertinotti, che era l’unico di loro a saper abbinare i calzini alle mozioni. È tale la puzza che, appena quei ceffi se ne vanno, mi tocca spalancare le finestre e chiamare D’Alema per fare un po’ di corrente. Domenica ho aspettato che mio marito finisse di digerire il brodino e gli ho proposto un colpo di vita: andiamo a fare baldoria all’oratorio con don Mazzi e Nilla Pizzi? Non mi ha neanche risposto. Si era addormentato».
“Le ciabatte dell’imperatore” di Massimo Gramellini, La Stampa
E’ un brutto segno se l’allarme di Nanni Moretti fa sorridere l’egregio autore della rubrica “Bestiario”, colui che dovrebbe essere una delle menti più illuminate del Paese. La mia umile e personale opinione è che non abbia interpretato in modo corretto quanto affermato a Locarno dal regista, dichiarazioni da me interpretate semplicemente come una conseguenza logica dei seguenti fatti: in Italia si leggono pochi libri e pochi quotidiani, il più letto dei quali è “La Gazzetta dello Sport”; la maggior parte dei cittadini si tiene informata per mezzo dei programmi televisivi ove: Rai 1 è filo-cattolico-governativa; Rai 2 lancia messaggi incompleti per scontentare un po’ tutti; Rai 3 è l’unica rete per mezzo della quale si può venire a conoscenza di cose che non sarebbero mai trasmesse dalle altre emittenti; Rete 4 propone il suo Tg comico; Canale 5 è la rete governativa dove vale tutto; Italia 1 è il canale del gossip a 360 gradi, Tg compreso; La 7 è l’altro esile argine alla non-conoscenza che si sta diffondendo in Italia…
Come se la dovrebbe formare la propria opinione la gente? Confrontandomi tutti i giorni con gente di cultura media o medio-bassa come me, parlando della sinistra (?) italiana devo sentir citare le purghe staliniane da persone di diverso colore politico, oppure sentir dire che “a me non importa se chi sta al governo si chiama Alì Baba quando io ho tutto ciò che mi serve”, o anche l’opinione secondo la quale non bisognerebbe prendere le impronte dei bambini rom ma tagliare loro direttamente le dita… Ascoltare castronerie del genere mi fa sentire assolutamente fuori posto e credo che siano emblematiche dell’appiattimento verso un più basso livello di sensibilità ed apertura mentale portato dal “regime” (termine abusato ma a mio avviso corretto) promosso da personaggi con l’unica deontologia del proprio tornaconto e facenti leva sulla pigrizia mentale e la genetica disonestà del bovino popolo italiano; similitudine animalesca, questa, ma piuttosto veritiera a giudicare dagli atteggiamenti antivirtuosi compiuti in serie con cui ci si scontra o di cui si viene a sapere giorno per giorno, attestanti in particolare la mancanza di rispetto per l‘altro, ad esempio guidando l‘auto in modo assurdo, sporcando ovunque, considerando i beni pubblici di nessuno e non, in quanto tali, di tutti, cercando continuamente di fregare il prossimo, mettendo su You Tube le proprie gesta più o meno delittuose, non indignandosi nemmeno quando si viene a sapere di atti commessi o parole pronunciate da personaggi di spicco della vita pubblica italiana che farebbero rabbrividire un pinguino ai tropici, e chissà quanto altro ancora.
Per terminare vorrei far presente due cose: la prima è che il razzismo intellettuale se esiste a sinistra esiste anche al centro, con Marcello Pera che nella sua passata veste di Presidente del Senato, ad un incontro di C.L., presenti migliaia di giovani cattolici (?), ha dichiarato candidamente che era contro il meticciato; esiste anche al centro destra, con l’attuale Presidente del Consiglio che ha dato dei “coglioni” a tutta la sinistra; esiste a destra, con Bossi e la sua cricca che ha più volte minacciato di “far tuonare il cannone”; per non parlare di ciò che può esistere nell’estrema destra: tutti atteggiamenti che denotano ottusità, presunzione ed in sostanza il già citato “razzismo intellettuale“ (vorrei proprio sapere come definirebbe il nostro Pansa l‘atmosfera che si respira all‘interno di una festa della Lega Nord); la seconda cosa è che le dichiarazioni di Moretti le ho lette da due brevi articoli, uno su “L’Unità” e l’altro sul “Corriere della Sera”, e non mi è sembrato che il regista facesse cenno al fascismo, a meno che i due pezzi fossero un breve sunto ed eventuali riferimenti al ventennio fossero stati non riportati.
Alessandro Babino - Link