La crisi energetica e alimentare sta spingendo i paesi ricchi ad acquistare ingenti appezzamenti di terreno agricolo nei paesi più poveri. Specie in Africa. Creando opportunità di sviluppo. Ma anche nuove forme di controllo e sfruttamento.
Accaparrarsi le terre è la nuova strategia globale per difendersi dalla crisi, quella energetica e quella alimentare, tragicamente legate dalla scoperta dei biocarburanti. I governi dei paesi ricchi, i fondi bancari d’investimento e le multinazionali agroalimentari stanno accumulando, a bassissimo costo, grandi appezzamenti coltivabili nel Sud del mondo. Paesi poveri e fragili, come il Camerun, l’Etiopia, la Somalia, il Kenya, il Madagascar, il Monzambico, ma anche alcune nazioni asiatiche e le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, ora competono per semi e tecnologie agricole. […] Dal 2006 a oggi solo in Africa sono stati acquistati 20 milioni di ettari (in alcune zone la terra costa due dollari l’ettaro), equivalente dell’intera Francia agricola e di un quinto dei terreni coltivabili in Europa. L’Arabia Saudita, il Kuwait e la Cina hanno stretto accordi per 20 miliardi di dollari. Il Fondo saudita per l’agricoltura ha rilevato quasi l’intera Etiopia, dove la terra è nazionalizzata, per farne un granaio personale, con singoli investimenti in riso e grano da almeno 100 milioni di dollari, mentre nel Paese quasi 5 milioni di persone soffrono la fame. […]
Fondo saudita dell’agricoltura: Etiopia per coltivazione di cereali
Gruppo Bin Laden + Consorzio Middle East Foodstuff (accordo 5 miliardi di dollari): 500 mila ettari di riso in Indonesia
Corea del Sud: 700 mila ettari in Sudan
Emirati Arabi + Egitto: 400 mila ettari in Sudan
Cina: 3 milioni di ettari di palme da olio in Congo
Cina: 2 milioni di ettari in biocarburanti in Zambia
Accaparramento di terre o occasione di sviluppo? «Sappiamo che gli investimenti sono significativi e mirano ad aumentare la produttività delle terre -spiega Paul Mathieu, esperto Fao per le risorse naturali e l’ambiente. Si tratta di reali possibilità per questi paesi di crescere
[…]. Ovviamente c’è un problema di governance, dato che i paesi poveri sono spesso deficitari di democrazia
[…]» Più preoccupate sono le dichiarazioni ufficiali di Oliver De Shutter, un giurista belga che si occupa di diritto dell’alimentazione per le Nazioni Unite: «Sono inquietato dall’estensione delle acquisizioni, sempre più rapide dopo la crisi alimentare del 2008 e la crisi finanziaria del 2009. Molti di questi accordi sono tra governi, per cui deve essere chiaro a tutti gli attori che ci sono convenzioni internazionali e diritti esistenti che vanno rispettati.
[..] Il primo diritto che questi accordi devono tutelare è la possibilità di comprare il cibo che si vende nel proprio paese.
[…] Dobbiamo cercare non solo di produrre più cibo, ma anche di proteggere l’ambiente e mantenere un equilibrio nel mondo. Occorre una specie di Piano Marshall del futuro.»
di Carlotta Mismetti Capua,
“Terre di conquista”, L’espresso, N° 26, anno LV, 2 luglio 2009