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Damiano. 23yo indie-rocker-wannabe.
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November 27 2009 2:11pm

On parle de: italie politique

Quando un po’ prima delle otto di sera è arrivata la notizia che Berlusconi pensa che il paese di cui è alla guida sia sull’orlo della guerra civile ero, per combinazione, al telefono con Tullio De Mauro, insigne linguista. Si parlava di un suo prossimo dizionario dei sinonimi aggiornato all’uso colloquiale della lingua. Parlare con De Mauro è un piacere in sé, di questi tempi: ascoltarlo parlare una memoria di eleganza. Ci siamo interrotti, ho letto il lancio di agenzia, gli ho ripetuto ad alta voce un paio di volte la frase: «Si rischia la guerra civile». Beh, guerra civile vuol dire guerra civile, ha detto lui. Certo: guerra civile, in italiano, vuol dire Guerra Civile. Una cosa precisa, chi ha una certa età ricorda. Non è un modo di dire, no. Non è una battuta scherzosa, un’esagerazione consentita. Non una frase che basti dopo due minuti smentire, dicevo per dire, non intendevo. Certo, un presidente del Consiglio che parla di guerra civile non è un granché. No, non lo è, ha detto De Mauro. Non dovrebbe parlare così. No, non dovrebbe. […] Le parole sono pietre. Se dovessimo stare alla lettera e prendere sul serio quel che il premier dice, come di solito coi capi di governo altrove accade, stamattina dovremmo annullare ogni altro impegno e prepararci alla battaglia. Cittadini barricati, eserciti schierati, sacchi di sabbia alle finestre. Massima allerta, avvisate gli alleati. Gli europei, che con Putin e Gheddafi avrà di certo già parlato lui. Purtroppo - certo, sì: per fortuna - è l’ennesima scemenza. Peggio. È una tattica. Distrarre, gridare fortissimo per far sembrare sussurri le ingiurie. Alzare il tiro cosicché l’enormità di ieri sembri meno grave di quella di oggi.
— Concita De Gregorio, Il senso delle parole”, Invece

November 27 2009 9:18am

On parle de: italie justice

Accelerare in corsa i tempi della prescrizione è pericolosissimo per la giustizia. Perché questo progetto va a colpire solo i cittadini più poveri che non hanno mezzi adeguati, mentre da sempre i potenti e la malavita organizzata hanno fatto dell’allungamento dei tempi dei processi e dell’utilizzo sofisticato delle tecniche processuali, il perno della loro strategia ai fini del raggiungimento della prescrizione. Insomma, siamo dinnanzi a un passo indietro nell’eguaglianza di tutti cittadini
— Andrea Olivero - presidente delle Acli, Processo breve, un passo indietro. Tutti i cittadini sono uguali”, Repubblica.it

November 14 2009 10:43am

On parle de: fascisme italie

Sono anni ormai che ci chiediamo se il fascismo ritornerà, ma tranquilli amici, un po’ è già tornato; non il fascismo del ventennio, ma quello di sempre, autobiografia della nazione, frutto spontaneo del nostro autoritarismo anarcoide, del nostro piacere di servire, della retorica patriottarda. Sono già tornate le parole del patriottismo e del nazionalismo retorico e gli annessi riti funebri: chi muore per sventura o per dovere viene chiamato eroe, chi insiste a vedere i nostri difetti antitaliano, e se non basta sovversivo, colpevole di opporsi, ironia della storia, a quanti vogliono sovvertire la democrazia.
— Giorgio Bocca, Fascisti e opportunisti”, L’espresso, N° 46, anno LV, 19 novembre 2009

November 14 2009 10:37am

On parle de: instruction justice italie

Dietrofront Mariastella

A Genova è iniziato il processo contro Gennaro Schettini, docente universitario ed ex direttore del Dipartimento di neuroscienze, accusato con altre sette persone di falso in atto pubblico, truffa e concussione. Un caso di mala università che fece scandalo nel 2004 e venne fuori per la denuncia di un professore. Nell’udienza dei giorni scorsi, però, la maggiore sorpresa è stata che il ministero dell’Università non si è costituito parte civile, come hanno fatto sette coraggiosi ricercatori, nonostante le molte e roboanti denunce di Maria Stella Gelmini contro i ‘baroni’. Eppure, quella di costituirsi parte civile in tutti i processi del genere, era ormai una linea consolidata del ministero, annunciata da Fabio Mussi in un’intervista del gennaio 2007 a ‘L’espresso’. Imbarazzo anche dalle parti dell’Avvocatura dello Stato, che evidentemente è un corpo ormai da scatenare solo contro la Consulta quando c’è da difendere il lodo Alfano.

Riservato: Gelmini fa dietrofront”, L’espresso, N° 46, anno LV, 19 novembre 2009

November 13 2009 2:02pm

On parle de: italie littérature

La mia opinione - formata su molti autori - è che la parola forse non può cambiare le cose, ma almeno ci prova.
— Roberto Saviano, “Che tempo che fa” 11-11-09

November 9 2009 9:20am

On parle de: italie politique religion

La lobby delle sottane

Prima l’anima, poi l’istruzione. Sembra questa la gerarchia delle urgenze per la giunta sarda di Ugo Cappellacci. Almeno a giudicare da come l’assessore ai Beni culturali Lucia Baire, vicinissima all’arcivescovo Giuseppe Mani, ha stravolto l’accordo di programma che prevedeva 15 milioni per realizzare un atteso campus universitario al centro di Cagliari e una nuova casa dello studente. E’ stato Paolo Maninchedda, consigliere sardo del centrodestra ma anche docente universitario, a denunciare la svolta della Regione: i soldi per gli studenti sono stati dirottati sulla manutenzione di 15 chiese, di cui otto a Cagliari. L’alto prelato ha chiesto alla sua fidata collaboratrice altri dieci milioni per restaurare il seminario del capoluogo, frequentato da 21 aspiranti sacerdoti. C’è chi accusa l’assessore di aver pagato alla curia la cambiale elettorale, Maninchedda va più in là: per lui siamo alla lobby delle sottane.

“Sardegna: Più chiesa che campus”, L’espresso, N° 45, anno LV, 12 novembre 2009

October 31 2009 1:39pm

On parle de: milieu naturel italie europe

October 30 2009 2:36pm

On parle de: italie pd satire

Twit-primarie (magarisultardi.net)

  • Bersani: si candida alla segreteria.
  • Marino: ah ah. candida.
  • Franceschini: ???
  • Marino: non la capite? io sono medico. è un’infezione vaginale. a quanto pare @Bersani è un’infezione vaginale. L-O-L
  • Bersani: @marino, il solito troll. ignoratelo
  • Marino: troll? raggiungerò il 51%
  • Bersani: sì. e io ho una nerchia di un metro e mezzo
  • Marino: eliminerà la politica dalla sanità
  • Franceschini: bullshit. @marino non puoi promettere a vanvera. hai mai letto la favola “al lupo al lupo”?
  • Marino: no, ma ho visto il film (ho una cultura anglosassone)
  • Bersani: qualcuno gli rimuova l’account
  • Rutelli: oh, un flame! mi piacciono i flame
  • Bersani: vattene
  • Ma(r)x D’alema: bersy mi fai il caffè?
  • Bersani: subito. corretto con xanax, come al solito
  • Franceschini: per me macchiato
  • Bersani: mi hai preso per il tuo ca##o di maggiordomo?
  • Franceschini: ma a lui lo fai.
  • Bersani: fyi: LUI è il mio riferimento
  • Franceschini: il mio riferimento è quella MILF di @RosiBindi. è più brava e ha più baffi.
  • RosiBindi: non sono una donna a tua disposizione
  • Bersani: @RosiBindi non sei una donna. punto.
  • Marino: gente, a parte gli scherzi, @RosiBindi ha una cosa che nessuna parlamentare può vantare di avere
  • Franceschini: le competenze socio-economiche?
  • Marino: no. l’imene!
  • Bersani: roftl!!
  • Bersani: @Marino questa la mando a spinoza
  • RosiBindi: ma anche la @Binetti ce l’ha, l’imene
  • Bine††i: non più. me lo sono ciliciato.
  • Bine††i: sì. ho un grimaldello di cilicio
  • Bine††i: mi piace quella sensazione di lacerazione della parete uterina
  • Marino: o_O
  • Bine††i: …col sangue e tutto il resto.
  • Bersani: no. adesso hai esagerato. fuori dal PD! tu sei malata. trovati un posto per paranoici repressi bigotti e mentamente disturbati come te!
  • Casini: sorry. siamo al completo.

October 29 2009 2:27pm

On parle de: italie politique santé féminisme

Ecco come si diventa primari in Regione Sagrestia

Leandro Aletti (vedi foto), primario di ginecologia a Melzo, già beceramente famoso per aver sostenuto che l’aborto è “peggio della bomba atomica” e per aver definito la Ru486 un “pesticida per ammazzare l’uomo” (chissà se ha mai sentito parlare di Seveso e della diossina…) torna all’onore delle cronache per aver insultato le donne in corsia in attesa dell’interruzione di gravidanza. Ricordiamo che, come abbiamo già avuto modo di segnalare, costui fu già sospeso dal servizio dal servizio nel 1987, quando lavorava alla clinica Mangiagalli di Milano, e denunciato all’Ordine dei Medici nonché condannato per rivelazione di segreto d’ufficio - cioè per aver reso pubblico il nome di una donna a cui era stato praticato un aborto terapeutico. Sorprende, forse, che nella Regione Sagrestia governata dal ciellino Formigoni un ginecologo con cotanto curriculum vitae sia stato promosso a primario anziché venire espulso a vita dall’Ordine dei Medici? A proposito: Leandro Aletti è pure consigliere dell’Ordine dei Medici di Milano. Ma che brillante carriera sulla pelle delle donne!


(Femminismo a sud)

di Ogo, Leandro Aletti: ecco come si diventa primari in regione sagrestia”, Ogo-Obiettiamo gli obiettori

October 28 2009 2:37pm

On parle de: italie

Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino.
— Alfredo Robledo, procuratore aggiunto di Milano, Caso Mills, l’Anm replica a Berlusconi: Rispondiamo solo alla Costituzione”, Repubblica.it (via ze-violet)

October 25 2009 9:38pm

On parle de: maladie italie religion

Il dolore mi ha salvato da dio

Paolo Di Modica ha 44 anni, e nel giugno 2007 gli è stata diagnosticata la Sla. Siamo andati a trovarlo per farci raccontare la sua storia. Pensavamo che ci saremmo trovati di fronte una persona malata, piegata dalla sua patologia. Invece Paolo è una persona forte più che mai, che combatte, lotta. È fermo e duro sulle sue posizioni e non le manda certo a dire a nessuno: ai politici, alla Chiesa, alle persone ipocrite. La sua forza è la sua speranza, insieme alla moglie Maria, che gli è accanto e lo sostiene in ogni sua decisione. Scherziamo, parliamo, raccontano la loro storia d’amore. Mostrano la casa, le foto, le locandine dei concerti di Paolo. Lui, prima di tutto, era un flautista professionista. Chiama la sua malattia Sla in sol diesis minore; minore perché, anche se la malattia è grave, lui non gli dà importanza.

Paolo, com’è iniziato il percorso della sua malattia?
“Stavo preparando un concerto per il gennaio 2007, quando mi sono accorto che qualcosa non andava. Ho cominciato con un minimo disturbo al mignolo sinistro, che è il dito che usa la chiave del sol diesis. I passaggi velocissimi che dovevo fare venivano sporchi, imprecisi. Pensavo a una tendinite o a qualcosa del genere. A maggio decisi di fare degli accertamenti e lì la condanna: Sla. Ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli, la diagnosi mi è stata riferita da un medico che ho incontrato nel corridoio mentre stavo tornando a casa, come una notizia qualunque: «Ha la malattia del motoneurone. Non si affatichi». Nessuno aggiunse altro. Io pensai, faccio il musicista, mica lo scaricatore di porto, sarà una sciocchezza. Ma nonostante il modo fugace e senza attenzione in cui mi fu data la notizia, tornai a casa curioso di sapere in cosa consistesse la mia patologia. Non ne sapevo nulla. Sono andato su internet a cercare cosa fosse. Ho scoperto la Sla. Sono rimasto agghiacciato. In quel momento ho sudato freddo, mi si è annebbiata la vista, il mio cervello si è rifiutato di capire ciò che leggevo. La mia reazione è stata di paura. Per oltre un anno sono rimasto rinchiuso in casa, non volevo parlare né vedere nessuno. Evitavo di guardare gli altri, la malattia, il mio futuro, il mondo.”

Come è cambiata da quel momento la sua vita quotidiana?
“Ora non sono più un musicista, anche se nell’animo lo resterò a vita. Ho abbandonato la musica. Ho fatto un ultimo concerto, il “concerto del motoneurone”, il 27 agosto 2007. Ho pensato: sarà l’ultimo della mia vita, ed è stato così. Come brano finale, ho suonato La vita è bella, dalla colonna sonora del film di Benigni. Ed è così, in realtà la vita è bella, nonostante tutto. Io mi ero rassegnato troppo presto alla malattia. La diagnosi aveva distrutto me e mia moglie, totalmente. Ho smesso di suonare subito, appena ho saputo. Avrei potuto continuare, perché il primo anno fisicamente sono stato bene, solo che la testa non c’era più. Non mi divertivo più. La musica, oltre che un lavoro, per me era una passione. Quindi ho mollato. Se tornassi indietro non mollerei. Tutto questo grazie ai medici cattolici e al modo in cui mi hanno comunicato la mia condanna. Alla faccia della carità cristiana.

Ha detto che se tornasse indietro non mollerebbe. Ha trovato la forza per reagire?
“La forza di reagire mi è venuta solo a dicembre dello scorso anno, dopo circa un anno e mezzo. Una mattina ero all’Istituto superiore di sanità e ho incontrato una giornalista del Tg3 che voleva intervistare un malato di Sla, non famoso, non calciatore. Accettare un’intervista è come dirlo al mondo. E preferivo che la gente sentisse cosa avessi dalla mia voce, senza che si potessero fare dei pettegolezzi. Da lì si è aperta la mia realtà nella malattia. Fino al giorno di decidere di rilasciare l’intervista, pensavo solo alla parola Sla, in maniera ossessiva. Nel momento in cui ho deciso di parlare con la giornalista, mi sono messo a letto pensando a cosa dire alle telecamere, agli altri, alle persone che sentivano parlare della malattia. In quei mesi ho cominciato a peggiorare fisicamente, ma sono rinato a livello psicologico, ho avuto un atteggiamento diverso rispetto a tutto, più reattivo. Conoscevo la storia di Luca Coscioni, avevo sentito parlare di Piergiorgio Welby, avevo visto Borgonovo andare in tv tutto intubato. Ho cominciato a pensare al dovere di portare avanti la nostra battaglia, la mia battaglia. Io non sono nessuno rispetto a loro, mi sono detto, ma è giusto farne parte. Così mi sono buttato nella mischia. Dopo l’intervista ho anche aperto un blog mio. Ho scoperto questa mia nuova attività, ho ritrovato la mia ironia. Il pregio del mio progressivo immobilismo è di aver risvegliato, ancora di più, la mia coscienza.”

Che progetti ha per il futuro?
“A un certo punto mi sono come svegliato da un lungo sonno, e ho capito di dover lottare, anche nella speranza che si trovi una cura. E quindi eccomi qua. Sono grato alla malattia, ha portato fuori il mio lato migliore, un modo nuovo di affrontare, di combattere le ingiustizie. A partire dal mio essere disabile. Pochi sanno quali sono i disagi che una disabilità comporta e la scarsa attenzione che c’è in questo Paese. I nostri politici sono troppo occupati a fare questo testamento biologico, per fare piacere a sua santità e ai suoi amichetti. Pensano che la vita è di Dio. La mia vita è mia e basta. L’unica cosa che sanno dirti è, “prega”. In questo Paese la sofferenza per alcune categorie è una fortuna. Perché c’è interesse nel lucrare sul dolore altrui. Prendiamo l’esempio di papa Wojtyla: col morbo di Parkinson ha giustamente deciso di smettere di soffrire, mentre gli altri non possono farlo. Ma lui era un cittadino vaticano, non italiano. I “signori vaticani” si intromettono un po`troppo nei nostri affari. Sfruttare la sofferenza altrui è indecente. Pensa ai santuari. Mi fanno rabbia, lucrano sulla sofferenza. Penso sempre, ma perché non portano i malati a vedere un tramonto, e non a vivere nell’illusione di un miracolo? Certo, ognuno vive la propria sofferenza come vuole. Non possono dirmi di pregare. No, io lotto, è diverso. Io non credo più, e questo mi ha aiutato a reagire. La mia vita è solo mia ed è solo nelle mia mani. O lotto io, o nessuno lo farà per me. Non so quello che succederà, se la malattia avrà la meglio, o meno. Ma almeno io ci avrò provato, avrò lottato fino in fondo.”

di Paolo di Modica, Il dolore mi ha salvato da dio di Simona Nazzaro - Intervista al settimanale Left”, Il musico impertinente

October 22 2009 10:58pm

On parle de: internet italie media

Il web è ancora una volta la questione del giorno: Facebook, nel caso. E ancora una volta le interpretazioni che vengono date denotano un comportamento ambivalente nei confronti della rete. Accettata, infine, e cavalcata dai media mainstream, ma tuttora additata come causa e non come mezzo. La questione dei gruppi “uccido questo e quest’altro”, oppure “odio questo e quest’altro” non si deve ai social network, ovviamente. Nè si deve alla possibilità dell’anonimato. L’anonimato può facilitare, ma si limita a portare in superficie qualcos’altro […]. Ma gli odiatori compulsivi, di Berlusconi, dei vecchi, dei comunisti, delle donne o della torta di mele, vengono da lontano. Da un clima avvelenato che vede semmai proprio nei media mainstream i principali diffusori, e in luoghi non deputati alla discussione politica. Vengono dal famigerato e già citato “Lei è una stronza” di Vittorio Sgarbi, dai decenni di accapigliamenti da Maurizio Costanzo, dalla messa in berlina dell’altrui fragilità effettuata alla Corrida e a Striscia la notizia, fino al concentrato di odio puro che quotidianamente sgocciola in Uomini e donne. Insisto su questo programma perchè va guardato. Magari persino ad audio spento: vanno osservati gli sguardi, le bocche che si contorcono in smorfie di disprezzo, i corpi che si protendono nell’urlo e nell’insulto. Tutti i giorni. Da anni. Quel modello si è spalmato in buona parte della televisione, e di qui, semmai, alla rete: il potere va a chi urla di più e a chi odia di più. Non a chi espone un discorso, non a chi tenta una riflessione. L’urlo fa audience. Fa spettacolo. E’ vivace. E’ provocatorio.
— Loredana Lipperini, La progenie dell’odio”, Lipperatura