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November 14 2009 10:37am

On parle de: instruction justice italie

Dietrofront Mariastella

A Genova è iniziato il processo contro Gennaro Schettini, docente universitario ed ex direttore del Dipartimento di neuroscienze, accusato con altre sette persone di falso in atto pubblico, truffa e concussione. Un caso di mala università che fece scandalo nel 2004 e venne fuori per la denuncia di un professore. Nell’udienza dei giorni scorsi, però, la maggiore sorpresa è stata che il ministero dell’Università non si è costituito parte civile, come hanno fatto sette coraggiosi ricercatori, nonostante le molte e roboanti denunce di Maria Stella Gelmini contro i ‘baroni’. Eppure, quella di costituirsi parte civile in tutti i processi del genere, era ormai una linea consolidata del ministero, annunciata da Fabio Mussi in un’intervista del gennaio 2007 a ‘L’espresso’. Imbarazzo anche dalle parti dell’Avvocatura dello Stato, che evidentemente è un corpo ormai da scatenare solo contro la Consulta quando c’è da difendere il lodo Alfano.

Riservato: Gelmini fa dietrofront”, L’espresso, N° 46, anno LV, 19 novembre 2009

October 31 2009 1:04pm

On parle de: instruction

L'università privata di tutto

La fine di un’epoca. Con la riforma dell’Università approvata ieri dal Consiglio dei ministri, sostanzialmente si chiude il capitolo ‘Università pubblica’ in Italia.

Deriva aziendalistica Il progetto del ministro Gelmini prevede che il 40% dei membri dei Cda provengano dall’esterno (compreso, al bisogno, il presidente) e l’introduzione di un manager al posto del direttore amministrativo. […] I Consigli di amministrazione assorbiranno gran parte dei poteri del senato accademico e saranno composti dal rettore, da uno studente e da, massimo, altri nove componenti. Dunque sarà diminuita la rappresentanza e il pluralismo di opinioni, proprio nel momento in cui arrivano i privati. Del resto già l’anno scorso era stata inserita, nella legge per lo sviluppo economico, la trasformazione degli atenei in fondazioni. “Siamo molto preoccupati da questa deriva aziendalistica - spiega Claudio Riccio del Link studenti universitari - con l’alibi della situazione economica sono previsti ovunque aumenti delle tasse. Tasse alte ed esterni negli organismi decisionali sono le principali caratteristiche degli atenei privati. Ciò vuol dire che entro nove mesi dall’approvazione (tempo previsto dalla riforma per essere recepita, ndr) tutte le università statali diventeranno di fatto private”.

Conferma dei tagli Ma questo è solo uno dei temi affrontati nel disegno di legge. Di sicuro quello più caro a Tremonti, che vuole alleggerire il finanziamento pubblico agli atenei. In 5 anni, infatti, saranno tagliati dal Fondo di finanziamento ordinario più di 1000 milioni, pari al 15% del totale. […] “Se il taglio fosse confermato provocherebbe il crollo di buona parte del sistema universitario”.

Regole superficiali Le università saranno rese più autonome nella gestione dei fondi, e verranno valutate dall’Anvur (Agenzia nazionale della valutazione dell’Università e della Ricerca introdotta nella precedente legislatura). I meritevoli avranno più soldi, gli altri li perderanno. Un metodo esistente anche all’estero, che però ha bisogno di essere regolato. “Oggi - racconta Michele Cascella, professore emigrato in Svizzera - si valutano le università nel loro complesso e questo è sbagliato. Perché se un ateneo ha un dipartimento eccellente e cinque scadenti, anche chi ha lavorato virtuosamente verrà spazzato via. Servono regole più precise e non così superficiali”.

Sorteggi infiniti […] Già, il sorteggio: un metodo che, come il Fatto Quotidiano ha raccontato con il bando “Futuro in ricerca”, non funziona (in 6 mesi il Ministero dell’università e della ricerca non è riuscito a scegliere 20 nomi in una rosa di 60). Adesso la Gelmini vuole riproporlo e istituzionalizzarlo per una commissione che avrà potere sul futuro degli studenti. […]

Precari senza borsa Arriveranno all’abilitazione i ricercatori che saranno stati contrattualizzati a tempo determinato per 6 anni (3+3). Quindi non c’è più la terza fascia docente e non è chiaro chi li sceglierà e con quale metodo. Al termine dei 6 anni il ricercatore, se abilitato, sarà confermato a tempo indeterminato come associato. Soldi permettendo. Che per il momento le università non hanno. […] Tra le novità, inoltre, quella che preoccupa di più gli studenti è l’abolizione delle borse post-dottorali. […]

Diritto di delega È prevista inoltre la delega al governo per cambiare la legge sul diritto allo studio. Ciò significa che la riforma non sarà discussa in Parlamento. L’obiettivo è quello di versare altre borse ai più meritevoli. Ma ogni anno molti ‘idonei’, cioè bisognosi di contributo per studiare, non ricevono i soldi per mancanza di fondi. Sarà difficile coprire quella spesa e averne altri per i più bravi. E poi: aumento del ‘prestito d’onore’, fondato anche questo sull’intervento dei privati (è un metodo usato all’estero dagli studenti che chiedono soldi alle banche per studiare e li restituiscono con gli stipendi). Ma l’Italia non è l’America, i ricercatori restano precari a lungo e senza regole rischiano di trasformarsi in un esercito di indebitati cronici.

[Leggi tutto]

di Caterina Perniconi, L’università privata di tutto: resta il business”, Antefatto

October 29 2009 10:54pm

On parle de: internet instruction satire

We’ve heard that a million monkeys at a million keyboards could produce the Complete Works of Shakespeare; now, thanks to the Internet, we know this is not true.

August 27 2009 2:16pm

On parle de: instruction italie

August 22 2009 9:20am

On parle de: instruction italie fascisme religion

Marystar sbugiarda il Tar

Non c’è Tar che tenga, il ministro Gelmini l’ha giurato al Vaticano e non intende tirarsi indietro proprio ora, a poche settimane dal primo rintocco di campanella. E non ha bisogno neanche di appellarsi al Consiglio di Stato, il ricorso non è stato ancora presentato diversamente da quanto promesso a caldo per calmare i bollenti spiriti dei vescovi imbufaliti dalla «sentenza scandalo».
Viale Trastevere usa altri metodi. Prima prepara il campo inviando alle varie sedi scolastiche una direttiva in cui consiglia di non applicare quanto deciso dal Tar, poi sferra il colpo finale pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale il Regolamento per la valutazione degli alunni. Comportandosi come nulla fosse, come se i giudici non avessero mai emesso quella sentenza. Il Regolamento parla chiaro ed equipara i professori di religione cattolica a tutti gli altri insegnanti in sede di scrutinio finale per l’attribuzione del punteggio per il credito scolastico. Sbugiardando così la sentenza n. 7076 che stabiliva l’esatto contrario, accogliendo le istanze di chi non frequentando l’ora di religione veniva «discriminato» (così viene motivata la sentenza del Tar) e scippato dei crediti formativi utili in sede di esame di Stato.
Ma il ministro Gelmini non ha tempo da perdere e nel polverone alzato nei giorni successivi alla sentenza ha lavorato in gran segreto riuscendo ad ottenere il massimo col minimo sforzo. Per buona pace di chi aveva invocato (e sperato) la laicità dello Stato, i docenti di religione saranno regolarmente al loro posto, chiamati insieme ai colleghi a formare i consigli classe che i primi di settembre svolgeranno gli esami di riparazione. E per buona pace anche di chi, studenti e associazioni laiche e confessioni religiose, si era appellato al Tar affinché annullasse l’ordinanza presentata dall’allora ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni.
«In sede di scrutinio finale - si legge nell’art. 6 del regolamento - il consiglio di classe, cui partecipano tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di educazione fisica, gli insegnanti tecnico-pratici (…) i docenti di sostegno, nonché gli insegnanti di religione cattolica limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni». L’abrogazione dell’articolo 304 del testo unico mette fine anche alle polemiche che si erano levate nei mesi scorsi a seguito della posizione non chiara assunta dal ministero dell’Istruzione. Nella prima bozza del regolamento sulla valutazione, infatti, il Miur aveva esplicitamente deciso di escludere «l’insegnamento della religione cattolica, ai sensi dell’art. 309 del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 296 nonché la disciplina relativa all’educazione fisica, ai sensi dell’art. 304 del medesimo Testo unico». Ma evidentemente era uno scherzo. Ora a viale Trastevere hanno cambiato idea.
E contro questa nuova trovata gelminiana si schiera Antonia Sani, coordinatrice dell’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica e tra le promotrici del ricorso, che si dice «scandalizzata». Il regolamento è «illegittimo - precisa - visto che la sentenza del Tar era del 17 luglio aveva tutto il tempo per modificarlo. Almeno per rispetto di quei giudici che hanno emesso la sentenza». Si tratta di «una consuetudine, fanno sempre così». Non si meraviglia più di tanto Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, secondo cui «quello di non rispettare le sentenze del Tar è diventata una costante di questo ministro». Prof di religione a parte, viale Trastevere continua ad ignorare altre ordinanze sospensive del tribunale amministrativo. Come quella datata 5 giugno 2009, per cui il Tar del Lazio aveva accolto i ricorsi dei precari contro il decreto con il quale si era stabilito che per l’assegnazione dei posti in cattedra chi avesse fatto domanda in altre province oltre alla sua avrebbe dovuto mettersi in fondo alla lista azzerando il punteggio, consentendo così a tutti quei precari che volessero cambiare provincia l’inserimento «a pettine» (mantenendo cioè lo stesso punteggio in diverse sedi) e non più in coda. Anche in questo caso la Gelmini ha fatto orecchie da mercante impugnando la decisione presso il Consiglio di Stato.
Ma non è tutto. Siamo agli sgoccioli di agosto e non è ancora stata definita l’intesa con l’Inps e le Regioni per applicare il cosiddetto contratto di disponibilità ai precari con incarichi annuali nelle scuole. Se si aggiungono poi i tagli promessi dal ministero (17% in 3 anni), quello che si preannuncia è un anno scolastico a dir poco rovente.

Stefano Milani, Gelmini sbugiarda il Tar ok ai prof di religione”, Il Manifesto

August 18 2009 9:45am

On parle de: italie science politique instruction

Camera da pranzo / La bravura non paga

La prima volta era in compagnia del papà. Non avrebbe potuto mangiare lì, nel ristorante della Camera al pian terreno di palazzo Montecitorio rigidamente riservato ai deputati, ma pazienza, si è fatto uno strappo alla regola. Poi, prima della pausa estiva, si è ripresentato da solo ed è stato fatto accomodare: Renzo Bossi, il figlio del leader leghista Umberto noto per i suoi successi scolastici (ha ripetuto tre volte l’esame di maturità), ha preso gusto a sfamarsi ai tavoli della casta parlamentare. Forse il rampollo del Senatur si sente già onorevole per diritto ereditario. Oppure è l’attrazione fatale che i segni del potere romano esercitano sulle camicie verdi in trasferta nella capitale. (“Rampolli a Montecitorio - Camera da pranzo”, L’espresso, N° 33, anno LV, 20 agosto 2009)

Sarebbero molte le costatazioni da fare. Si parte dalle ‘calderoliane’ urla di Roma ladrona per mezzo TG fino ad arrivare alla nota consuetudine italiana di premiare il merito. E mi pare ovvio che un 20enne neodiplomato con meriti acclarati (3 volte 3 l’esame di maturità. Un vero stacanovista) si possa permettere due pranzi nel ristorante della Camera dei deputati (chi è che paga quel ristorante?) mentre suoi coetanei siano costretti ad esili di lavoro.
Leggi: ‘Fuggiti’ dall’Italia per nepotismo, scoprono gene per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello

June 30 2009 10:37am

On parle de: italie politique instruction

La Generazione Fuorisede stiamo scappando. Stiamo scappando. Quelli che andiamo a vivere fuori dall’Italia e sì, mamma va tutto bene ma adesso ti devo lasciare che ho il turno 15-24. Stiamo scappando quelli che cambiamo quattro case all’anno. Stiamo scappando quelli che rimaniamo a vita nelle stesse case delle stesse periferie degli stessi discount degli stessi migranti. Noi stessi migranti. Stiamo scappando noi che non cambiamo residenza. Noi che non possiamo cambiare residenza, se le case in cui abitiamo non hanno contratti registrati. Se paghiamo in nero le nostre centinaia di euro ai nuovi veri aguzzini della modernità: i proprietari di immobili. Noi che non possiamo cambiare residenza perché cambiare residenza significa dover cambiare anche medico di base. E cambiare medico quattro volte all’anno, no non si può. Non si può. Non si può nulla. Noi che non possiamo, non possiamo nulla, perché non sappiamo dove saremo e che faremo non dico domani, ma a fine giornata.
Stiamo scappando perché non vogliamo crederci. Ci hanno mentito. Ci avevano detto altro. Ci avevano assicurato che. E così non era. E poi ci hanno lasciato soli. A noi e ai nostri genitori. Ammortizzatori sociali, li chiamano. Avete visto? La famiglia è la sola vera architrave su cui si regge il nostro Paese. Ipocriti. Farabutti. Vi nascondete dietro un dito. Ci avete lasciato soli. E noi dobbiamo farcela. Dobbiamo trovare un modo. A ciascuno il suo. Non voluto. Trovato. A volte per caso, altre per necessità. Mai per scelta.

December 9 2008 12:18am

On parle de: instruction politique religion

È bastata l’agitazione dei vescovi - nel senso emotivo, non di mobilitazione (che è stata invece solamente annunciata) - per far scattare sull’attenti la maggioranza. Decisamente superfluo che si sia scomodato addirittura Sua santità in persona. Tagli alle scuole cattoliche? «Possono dormire su quattro cuscini», ha assicurato il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. E così sia.Mesi di manifestazioni, mezza Italia che protesta per il taglio di 8 miliardi alla scuola pubblica statale e per gli 83 mila maestri in esubero, e niente. Il governo non ha dato il minimo cenno di ripensamento, anzi. «Non retrocederò nemmeno di un centimetro», annunciò in proposito tempo fa Berlusconi. Nemmeno una tragedia come la morte di Vito Scafidi, lo studente morto sotto il soffitto di una scuola di Rivoli, hanno convinto il Pdl ad accettare la proposta avanzata dall’opposizione in Commissione Bilancio del Senato di reinvestire almeno una parte di quei “risparmi” sulla sicurezza delle infrastrutture scolastiche. Ma la minaccia di mobilitare le scuole cattoliche contro il taglio di 134 milioni di euro al fondo per le scuole paritarie, lanciata non a caso ieri mattina dal direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, monsignor Bruno Stenco, ha ottenuto l’immediato dietro front della maggioranza. Figuriamoci poi se si poteva ignorare l’appello sollevato personalmente da Papa Benedetto XVI - durante la cerimonia di accredito del nuovo ambasciatore argentino - per «l’adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose». Nel giro di poche ore, la Commissione Bilancio del Senato, al lavoro sul testo della legge finanziaria, è riuscita ad approvare un emendamento del relatore Maurizio Saia (Pdl) che prevede il ripristino di 120 milioni di euro per quel fondo. Risorse che però non andranno solo ai 2.304 istituti cattolici (secondo la Federazione Fidae) ma a tutte le 13.287 scuole paritarie che comprendono anche le comunali e quelle non religiose del privato sociale. La maggioranza delle scuole paritarie accreditate, infatti, sono per l’infanzia (8 mila, secondo la Fism) e si tratta prevalentemente di istituti comunali. Le rimanenti invece sono scuole elementari, quasi tutte cattoliche. «Soldi che, secondo la legge 62/2000, andranno ripartiti per sezioni territoriali e non per tipologia - spiega il capogruppo Pd in commissione Istruzione del Senato, Antonio Rusconi - quindi non possono essere elargiti in prevalenza alle scuole cattoliche». Anche se spetterà al governo decidere come esattamente saranno distribuite queste risorse, almeno stando ad un secondo emendamento presentato dal relatore alla finanziaria, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), e approvato in Commissione Bilancio, che rimanda al ministro dell’Istruzione la responsabilità di stabilirne i criteri.
Molti a sinistra dunque accusano il governo di essere «servile con le gerarchie vaticane» (parole di Franco Grillini, presidente Gaynet), o di correre «al primo fischio» d’Oltretevere (espressione del segretario del Prc, Paolo Ferrero). Ma a parte le modalità con cui si è deciso di rifinanziare parzialmente il fondo per le scuole paritarie, nel merito nessuno protesta. Anzi. «Il comportamento tenuto dal governo è offensivo - attacca Maria Coscia, responsabile scuola per il Pd - poiché presenta il doveroso ma parziale reintegro delle risorse come una benevola concessione». Si tratta pur sempre di tagli, aggiunge la deputata, dato che «tra i 120 milioni reintegrati e i 134 originari ci sono 14 milioni di differenza. Quindi c’è poco da gioire, è l’ennesimo colpo per le famiglie visto che le paritarie, quelle del privato sociale e le tantissime scuole comunali dell’infanzia, suppliscono l’offerta del sistema statale assicurando un servizio educativo fondamentale». Sarebbe infatti un grosso problema, puntualizza Coscia, se le scuole comunali dell’infanzia non fossero finanziate lasciando a casa molti bambini dai 3 ai 6 anni. Ma Coscia attacca il governo anche per aver tagliato «23 milioni di euro per la sicurezza edilizia delle scuole» e per aver respinto due emendamenti del Pd che ne chiedevano il reintegro. «In Commissione Bilancio avevamo proposto - racconta Rusconi - almeno di reinvestire il 20% di quegli 8 miliardi sottratti alla scuola pubblica su un piano per le insfrastrutture, ma non ci hanno nemmeno presi in considerazione». E dunque, «ben venga la marcia indietro del governo». Ma a questo punto l’opposizione, dentro e fuori il Parlamento, si chiede: perché non dimostrare la stessa capacità di ascolto anche per la scuola e l’università pubblica?

Eleonora Martini - Il manifesto

È bastata l’agitazione dei vescovi - nel senso emotivo, non di mobilitazione (che è stata invece solamente annunciata) - per far scattare sull’attenti la maggioranza. Decisamente superfluo che si sia scomodato addirittura Sua santità in persona. Tagli alle scuole cattoliche? «Possono dormire su quattro cuscini», ha assicurato il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. E così sia.
Mesi di manifestazioni, mezza Italia che protesta per il taglio di 8 miliardi alla scuola pubblica statale e per gli 83 mila maestri in esubero, e niente. Il governo non ha dato il minimo cenno di ripensamento, anzi. «Non retrocederò nemmeno di un centimetro», annunciò in proposito tempo fa Berlusconi. Nemmeno una tragedia come la morte di Vito Scafidi, lo studente morto sotto il soffitto di una scuola di Rivoli, hanno convinto il Pdl ad accettare la proposta avanzata dall’opposizione in Commissione Bilancio del Senato di reinvestire almeno una parte di quei “risparmi” sulla sicurezza delle infrastrutture scolastiche. Ma la minaccia di mobilitare le scuole cattoliche contro il taglio di 134 milioni di euro al fondo per le scuole paritarie, lanciata non a caso ieri mattina dal direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, monsignor Bruno Stenco, ha ottenuto l’immediato dietro front della maggioranza. Figuriamoci poi se si poteva ignorare l’appello sollevato personalmente da Papa Benedetto XVI - durante la cerimonia di accredito del nuovo ambasciatore argentino - per «l’adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose». Nel giro di poche ore, la Commissione Bilancio del Senato, al lavoro sul testo della legge finanziaria, è riuscita ad approvare un emendamento del relatore Maurizio Saia (Pdl) che prevede il ripristino di 120 milioni di euro per quel fondo. Risorse che però non andranno solo ai 2.304 istituti cattolici (secondo la Federazione Fidae) ma a tutte le 13.287 scuole paritarie che comprendono anche le comunali e quelle non religiose del privato sociale. La maggioranza delle scuole paritarie accreditate, infatti, sono per l’infanzia (8 mila, secondo la Fism) e si tratta prevalentemente di istituti comunali. Le rimanenti invece sono scuole elementari, quasi tutte cattoliche. «Soldi che, secondo la legge 62/2000, andranno ripartiti per sezioni territoriali e non per tipologia - spiega il capogruppo Pd in commissione Istruzione del Senato, Antonio Rusconi - quindi non possono essere elargiti in prevalenza alle scuole cattoliche». Anche se spetterà al governo decidere come esattamente saranno distribuite queste risorse, almeno stando ad un secondo emendamento presentato dal relatore alla finanziaria, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), e approvato in Commissione Bilancio, che rimanda al ministro dell’Istruzione la responsabilità di stabilirne i criteri.
Molti a sinistra dunque accusano il governo di essere «servile con le gerarchie vaticane» (parole di Franco Grillini, presidente Gaynet), o di correre «al primo fischio» d’Oltretevere (espressione del segretario del Prc, Paolo Ferrero). Ma a parte le modalità con cui si è deciso di rifinanziare parzialmente il fondo per le scuole paritarie, nel merito nessuno protesta. Anzi. «Il comportamento tenuto dal governo è offensivo - attacca Maria Coscia, responsabile scuola per il Pd - poiché presenta il doveroso ma parziale reintegro delle risorse come una benevola concessione». Si tratta pur sempre di tagli, aggiunge la deputata, dato che «tra i 120 milioni reintegrati e i 134 originari ci sono 14 milioni di differenza. Quindi c’è poco da gioire, è l’ennesimo colpo per le famiglie visto che le paritarie, quelle del privato sociale e le tantissime scuole comunali dell’infanzia, suppliscono l’offerta del sistema statale assicurando un servizio educativo fondamentale». Sarebbe infatti un grosso problema, puntualizza Coscia, se le scuole comunali dell’infanzia non fossero finanziate lasciando a casa molti bambini dai 3 ai 6 anni. Ma Coscia attacca il governo anche per aver tagliato «23 milioni di euro per la sicurezza edilizia delle scuole» e per aver respinto due emendamenti del Pd che ne chiedevano il reintegro. «In Commissione Bilancio avevamo proposto - racconta Rusconi - almeno di reinvestire il 20% di quegli 8 miliardi sottratti alla scuola pubblica su un piano per le insfrastrutture, ma non ci hanno nemmeno presi in considerazione». E dunque, «ben venga la marcia indietro del governo». Ma a questo punto l’opposizione, dentro e fuori il Parlamento, si chiede: perché non dimostrare la stessa capacità di ascolto anche per la scuola e l’università pubblica?

Eleonora Martini - Il manifesto

December 6 2008 10:09am

On parle de: fascisme instruction politique italie

Il dissenso proibito

Leggo sul Piccolo di oggi 4 dicembre 2008 che un ricercatore precario e sette studenti dell’Università di Trieste sono stati denunciati per avere gridato il loro dissenso contro questo governo e la sua politica disastrosa nei confronti della scuola, dell’università, della ricerca durante il vertice italo-tedesco fra Berlusconi e la cancelliera Merkel del 18 novembre scorso. Spesso ci chiediamo se questa è ancora una democrazia o siamo già a un regime che usa la televisione al posto del manganello.
Questo fatto ci da la risposta. Fra breve succederà come sotto il fascismo: durante le visite di illustri personaggi, i dissidenti, opportunamente schedati dalle questure, erano ospiti per qualche giorno delle patrie galere.

Margherita Hack

Contestavano Berlusconi: 8 denunce - Il Piccolo, 4 dicembre 2008 di Piero Rauber

December 5 2008 9:40am

On parle de: instruction youtube

December 3 2008 9:54am

On parle de: satire instruction

Terza bocciatura per Bossi junior all’esame di maturità. Effettivamente le classi ponte non sarebbero una cattiva idea.
— Spinoza, Qualis Pater

November 29 2008 7:17pm

On parle de: satire instruction

Cervelli in fuga...

Renzo Bossi non ce l’ha fatta neanche questa volta. E’ fallito così anche il terzo tentativo di superare la maturità. Il figlio del leader della Lega nord Umberto, non ha superato l’esame orale della maturità scientifica ripetuto da privatista dopo la bocciatura del luglio scorso presso il Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, in provincia di Varese. L’esito negativo è stato reso noto questa mattina dall’istituto scolastico.

Il Tribunale amministrativo, cui la famiglia aveva fatto ricorso in seguito all’ultima bocciatura, non si era ancora pronunciato, ma il ragazzo - che aveva sostenuto di essere stato interrogato su parti di programma mai spiegate durante l’anno scolastico - aveva ottenuto la possibilità di ripetere la prova davanti alla commissione esaminatrice e a un ispettore del ministero dell’Istruzione. A luglio Renzo Bossi aveva preparato una tesina su Carlo Cattaneo e il federalismo, questa volta invece aveva scelto la fisica come tema principale.

Al termine della prova, Bossi junior aveva anche scherzato: «Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica». Il ragazzo non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia. Il leader leghista sarà rimasto deluso, Renzo aveva più volte sottolineato quanto ci tenessero mamma e papà al lieto fine: «Mio padre ci tiene, in questi giorni quando mi incontrava per casa mi interrogava».

Renzo Bossi bocciato per la terza volta”, La Stampa