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Ieri sera, qui a Roma, sei persone sono state portate in commissariato e denunciate per aver urlato “In galera” al premier medesimo, in piazza Venezia. Il reato che è stato loro contestato è quello previsto dall’articolo 290 del Codice penale: «Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte Costituzionale o l’Ordine giudiziario, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni». Molto divertente: tutto ciò nello stesso giorno in cui Berlusconi ha violato ripetutamente il medesimo articolo, con quel che ha detto del capo dello Stato e della Corte costituzionale. Divertente anche di più, se pensate che sempre nella stessa giornata il suo amico Bossi ha detto che a questo punto «bisogna fare la guerra», violando probabilmente l’adiacente articolo 286 («Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l’ergastolo»).
Ovviamente io penso che non dovrebbe essere denunciato nessuno, né i sei di ieri, né Bossi, né il premier, e che ognuno dica quel che gli pare. Resta il fatto che i sei sono finiti in commissariato, B&B ovviamente no.
di Alessandro Giglioli, “Di vilipendi, attentati e guerre civili”, Piovono Rane
ROME - The first of three stories on the media and governments is on worrisome Italy
ON OCTOBER 3rd a demonstration will be held in Rome to defend media freedom not in a remote dictatorship, but in Italy itself. Journalists who have called the protest have good reason to worry. In Freedom House’s 2009 survey of media independence, Italy was downgraded to partly free and placed 73rd in a list of 195 countries (only just above Bulgaria). In this respect, at least, Silvio Berlusconi’s Italy is distancing itself from western Europe and becoming more like weaker democracies farther east. The Rome demonstration was called to protest over writs issued by the prime minister against two left leaning newspapers. Mr Berlusconi is demanding damages of €1m ($1.5m) from La Repubblica for insisting on answers to ten questions about his private life. And he wants €2m from L’Unita (plus €200,000 apiece from ve named journalists) for its articles, including one saying he abused his control of the media. L’Unita might close if it loses. Mr Berlusconi’s writs seem to be part of a drive to flush out the few remaining rebel enclaves in the Italian media. His reply to talk of a conflict between his media interests and his political role has long been that he is still subject to plenty of criticism. Yes, he controls three of Italy’s seven main terrestrial television channels; another three, operated by the state owned RAI, answer to a parliament dominated by his supporters; and he or his family own a leading daily, Il Giornale, plus a weekly news magazine and the country’s biggest publishing house. But of Italy’s main dailies, La Repubblica is firmly hostile, whereas Corriere della Sera and La Stampa are intermittently critical. The third RAI channel is run by the centre left, and RAI’s radio network often provided unfavorable coverage. Even the evening news bulletin of Mr Berlusconi’s agship channel, Canale 5, has run stories that embarrass him. Since Mr Berlusconi returned to power last year, however, much has changed. Enrico Mentana, the news anchor long seen as a guarantor of Canale 5’s independence, walked out in April 2008, saying that he no longer felt at home in a group that seems like an electoral [campaign] committee. Journalists close to Mr Berlusconi have been appointed to edit RAI’s radio news and the bulletins of its first channel. And RAI has withdrawn legal support from its only real investigative programme. Notwithstanding such e orts to appease the government, Mr Berlusconi’s allies have just launched an unprecedented assault on RAI, after one of its current affairs programmes gave airtime to a woman who claims to have been paid to spend the night with the prime minister. Up to now, RAI has been seen as answerable only to a parliamentary committee. But on September 26th the government demanded that its most senior executives attend a meeting to verify the impartiality of the programme. A day later, Il Giornale and another newspaper close to the prime minister appealed to readers to stop paying the licence fees on which RAI depends for almost half its income. Not since Mussolini’s time has an Italian government’s interference with the media been more blatant or alarming. Journalists, and other Italians, have every reason to protest.
[Repubblica.it: Economist: “Come con Mussolini, museruola a chi informa]
Quando il razzismo è veramente razzismo lo vedi dal modo in cui le persone trattano le patologie.
Il giornale pubblica una notizia a proposito della percentuale di obesi in maggior numero al sud. I commenti all’articolo sono atroci. C’è chi dice che al sud si ingrassa perché campiamo a sbafo, c’è chi parla del fatto che noi sfruttiamo il nord anche in questo perché graviamo sul costo della sanità più dei nordici normopeso, e via di questo passo.
Il taglio dell’articolo d’altronde è da crociata contro i grassi. L’obesità fa male alla salute, ok, è possibile. Certo muoiono anche i magri in gran quantità e per i motivi più disparati. […] Il pezzo poi insiste con una tiritera che criminalizza i grassi perchè pesano sulla sanità nazionale, sullo stato, e il tono è un crescendo che limita la scrittura forse per pudore.
Poteva continuare: i grassi consumano più metri di stoffa per vestirsi, hanno bisogno di più spazio per sedersi e porca miseria occupano due corsie di marciapiede quando camminano. Roba da pazzi. Gente da abbattere.
Soprattutto: necessario, come sempre, sottolineare che quel male non è diffuso equamente, non dipende da fattori x o y, ma deriva dalla provenienza geografica. I meridionali sono brutti, sporchi, cattivi, spreconi e mangiano tanto, talmente tanto da essere obesi e da pesare ulteriormente sul costo sanitario nazionale.
Ed eccola una pagina di vera discriminazione sociale che è legittimata dal cattivismo di governo. Resto curiosa di sapere a quale pezzo d’italia attribuiranno l’anoressia: male nordico? meridionale? d’importazione estera?
C’era un’altra stagione italiana in cui “mente sana in corpore sano” e la storia ha ampiamente dimostrato che si sbagliavano. In un corpo forse sano ci può essere una mente fanatica, folle, orribile.
In quella stagione italiana si attribuivano etichette a tutte le razze impure e si dettava legge su una estetica dominante, quella della razza ariana. Già allora non facevano parte delle preferenze estetiche dei nazi-fascisti i rom, i neri, gli ebrei, i meridionali.
Idioti razzisti che ritenevano sbagliati tutti i lineamenti e tutte le conformazioni fisiche non affini a quella di discendenza nordica che popolava le regioni settentrionali. Come spiegare che i corpi di tutte le persone hanno caratteristiche genetiche, predisposizioni, ossa e muscolatura, chimica e metabolismi differenti. Come spiegare che la bellezza non è quella di una qualunque miss padania messa a digiuno perché di discendenza calabra.
Atroci nazisti quelli che parlano di corpi e di malesseri attribuendo lo stigma della colpa, come si fa per l’aids. Le prossime vittime nel mirino nazista quali saranno? I malati di anemia mediterranea per la localizzazione del problema? E perché non dire due parole sulla schiera di “depressi” residenti al nord che continuano a sterminare mogli e figli?
Siamo davvero alla follia e quando si capirà che ogni soglia di decenza in questo paese è stata superata e che bisogna smetterla di dare spago a gente che sdogana cattiveria su cattiveria allora sarà veramente troppo tardi.
di Femminismo a Sud, “Costi troppo: dimagrisci!”
Chi è Dino Boffo, infatti? Molto più di un semplice direttore di “Avvenire”. Da 15 anni è uno dei personaggi più influenti e potenti della Chiesa e, dunque, della nomenclatura italiana. L’uomo di fiducia del cardinale Camillo Ruini. La guida di un impero multimediale che raccoglie il quotidiano dei vescovi, la televisione satellitare Sat2000, il circuito radiofonico più i grandi eventi comunicativi, tutto centralizzato nella persona di Boffo. Il front runner delle grandi campagne della Cei ruiniana, dall’astensione sui referendum sulla fecondazione assistita nel 2005 al Family Day contro la legge sulle coppie di fatto proposta dal governo Prodi e dalla cattolicissima Rosy Bindi. Cosa pensi Boffo del Cavaliere, dell’anomalia berlusconiana e del conflitto di interessi, il direttore di “Avvenire” lo chiarisce una volta per tutte il 18 aprile 2006 parlando ex cathedra dal suo pulpito preferito, il forum con i lettori nella pagina delle lettere. “Sarà dura rimediare ai guasti che il gruppo di potere di Berlusconi ha recato alle istituzioni: la vergogna delle leggi ad personam, lo stravolgimento dei principi costituzionali”, scrive il lettore Ranieri Marchi. “Mi preoccupa anche la corsa farisaica a dichiararsi figli devoti della Chiesa”. Boffo, però, non ci sta. E replica in malo modo: “Il suo è un anti-berlusconismo istintivo, totale, fazioso”. Quanto al rapporto con la Chiesa, Boffo non ha dubbi: “Il fenomeno della secolarizzazione in Italia era partito assai prima che Berlusconi invadesse l’etere con le sue tv. Abbiamo dimenticato la vicenda del divorzio e dell’aborto? Si ricorda quel ragionamento sibillino e falsamente democratico che dilagò anche in casa nostra, nel mondo cattolico, secondo cui si diceva: “Io non divorzierò mai, ma perché devo togliere questa possibilità ad altri?”. Provi a pensare, amico caro, se l’inizio della crisi non fu piuttosto quello. Poi, certo, altro venne e fu la combustione generale”.
Insomma, per Boffo in Italia c’è stata una sola, vera anomalia: il dialogo tra i cattolici e la sinistra. Un rapporto contro-natura, questo sì. In coerenza con questo dogma, per anni il fedelissimo di Ruini conduce “Avvenire” contro i cattolici democratici alla Prodi o alla Scoppola, l’Ulivo, i governi del centro-sinistra. E lancia nuove carriere politiche: nel centrodestra, in Forza Italia. Alla vigilia delle elezioni politiche 2006 dove sono in competizione Berlusconi e Prodi, per esempio, affida l’editoriale di orientamento al voto per i lettori alla laica Eugenia Roccella: “Il nostro problema, oggi, è non far scomparire la famiglia, la sacralità della vita, la dignità della persona. Ma per fare questo dobbiamo schierarci”. Inutile dire da che parte: la Roccella, infatti, sarà scelta dalla Cei come portavoce del Family Day nel 2007 e da lì prenderà il volo. Oggi è deputata del Pdl e sottosegretaria al Welfare nel governo Berlusconi. Grazie a Boffo.
[…] Sono bastate due risposte ai lettori in rivolta per i silenzi della Chiesa sugli scandali sessuali di Berlusconi, il 24 e il 28 luglio, parole misurate e prudenti come sempre (“Uno scenario di potenziale desolazione”), ma per una volta esplicite, in difesa dei vescovi che nei giorni precedenti avevano condannato il premier. Pioveva, piovevano soprattutto nella redazione di “Avvenire” le lettere di parroci indignati per i comportamenti del premier e i silenzi della Chiesa, Boffo si è limitato ad aprire l’ombrello, ma per i falchi berlusconiani avrebbe dovuto giurare che c’era il sole, in molti d’altra parte in questo tempo sono disposti a farlo. Tanto è bastato nell’era del Berlusconi furioso per inserire Boffo nella lista dei cattivi. Il moralista, il cattocomunista da dileggiare sulla gazzetta della famiglia Berlusconi, da sbattere in prima pagina come omosessuale “attenzionato dalla Polizia” e”bugiardo”. Una strategia della tensione e dell’intimidazione che non risparmia neppure gli ex amici.
di Marco Damilano, “Il diavolo in corpo”, L’espresso, N° 36, anno LV, 10 settembre 2009
L’attacco mediatico di cui è stata vittima il direttore dell’Avvenire Boffo rientra nello stile del quotidiano dei Vescovi. Non è forse “killeraggio giornalistico allo stato puro” paragonare l’aborto al nazismo e accusare di assassinio le donne che abortiscono? Non è una “polpettona avvelenata” parlare di “società meno umana” a proposito di Ru486? Ha forse a che fare con qualche deontologia condire il dibattito sull’aborto con interventi pseudoscientifici sulle presunte attività intrauterine dei feti e con i dati falsi sugli effetti collaterali dei farmaci specifici? Non è barbarie minacciare di scomunica i medici e invitare a boicottare la Legge 194 con l’obiezione di coscienza? Non fu “attacco disgustoso e molto grave” l’oscena presa di posizione sul caso Englaro? Scrivevano il 10 Febbraio del 2009:“ Eluana è stata uccisa”. Non è assurdo definire la sentenza del TAR sull’ora di religione “semplicemente assurda” e non è inverosimile e capzioso parlare di professori di serie A e altri di serie B? Non parlano la vita e il lavoro di quanti hanno chiesto un riconoscimento di fatto della loro unione?
Come definire le accuse di eugenetica alla ricerca sulla procreazione assistita: carità? Per non parlare del killeraggio del referendum sulla Legge 40, che ha costretto migliaia di coppie a rivolgersi a centri specializzati all’estero: si è forse mai chiesto Boffo quale fosse il punto di vista dei diretti interessati? E non fu “disgustoso e molto grave” definire Welby “servo della tattica pro-eutanasia dei radicali”? Boffo, domandati quanta responsabilità ha avuto l’Avvenire nello svilire il dibattito democratico in Italia, soprattutto dopo l’operazione incrociata di killeraggio mediatico anti-Prodi montata ad arte col pasticciaccio della Sapienza. L’Avvenire non è un giornale di santi e paga e raccoglie i cocci che ha rotto appoggiando l’attuale maggioranza.
di Roberto Martina, “L’avvenire raccoglie quello che ha seminato”, L’espresso - Lettere e risposte