BOPLICITY

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April 2010

62 posts

  • Spongebob: What do you normally do when I'm gone?
  • Patrick: Wait for you to get back.
Apr 30, 2010448 notes
#télé
Fanny Ardant et moi Vincent Delerm

Vincent Delerm - “Fanny Ardant et moi”

Apr 30, 20101 note
#musique #mp3
“Come ogni anno di questi tempi arriva la classifica di Freedom House, l’organizzazione americana che monitora dal 1980 la libertà di stampa a livello mondiale, a ricordarci l’eccessiva concentrazione della proprietà dei media e il perdurare dell’ingerenza governativa sui canali televisivi nazionali. Per quanto possa valere, sui 196 paesi monitorati l’Italia sta al 79° posto, classificato come “parzialmente libero”. Insieme a noi la Turchia, Bulgaria, Romania, Montenegro e il Benin. Sopra di noi Corea del Sud e il Ghana. Però il presidente della Rai Diego Masi aveva ragione quando diceva “non siamo mica lo Zimbabwe”. Quello sta al 186° posto.” —Emmebi, “Il Paese delle Libertà (parziali)” (via cidindon)
Apr 30, 20109 notes
#italie #media #presse
“Buon 25 aprile. Purtroppo i rastrellamenti continuano. Negli enti, nei consigli di amministrazione, negli organismi dirigenziali, nelle sedi Rai, decine di militanti e simpatizzanti finiani vengono catturati, interrogati con pratiche umilianti, costretti a circolare nei corridoi con un cartello al collo: banditen. […] E’ un bel contrappasso per chi ha votato tutte le leggi del regime, per chi ha partecipato entusiasta e favorevole a tutti i voti di fiducia, per chi ha contribuito attivamente a due anni di mortificazione del Parlamento, al massimo con flebili lamenti, ma sempre pronti a passare all’incasso. Presto per loro si chiuderanno gli spazi di comunicazione […]. Dategli qualche giorno e tuoneranno – relegati in angolini di minimo ascolto – contro il controllo dei media, contro il conflitto di interessi. Fulminati sulla via di Damasco assaggeranno il manganello mediatico che fin qui hanno tanto apprezzato, perché colpiva altre zucche. […] Non ci resta che fare la faccia stranita e dubbiosa dei partigiani che vedono salire in montagna questi badogliani in crisi di identità, questi inventori di leggi razziali che oggi parlano di dignità umana. E magari pensare che non siamo a un grande 25 aprile, ma a una minuscola caricatura di 8 settembre, che il cammino è ancora lungo e che anche questa volta liberare le valli del nord non sarà uno scherzetto.” —Alessandro Robecchi, “Voi siete qui - Continuano i rastrellamenti”
Apr 25, 2010
#italie #media #fascisme
“Sarebbe una giornata per ricordare, per ringraziare. Invece sembra di vivere oggi come allora. Un’ urgenza. Triste che ci sia chi vorrebbe destinare questo giorno all’oblio, triste che un paio di generazioni siano riuscite a dilapidare un’eredità così preziosa ed importante come la libertà. Doloroso lo scempio che di questo termine s’è fatto. Potevano essere i nostri padri, o i nostri nonni, quei ragazzi di vent’anni, in montagna, armati poco e male, vestiti peggio. Uccisi, imprigionati, o alla fine vittoriosi. Qualcuno resta e non si stanca di raccontare, qualcuno – per fortuna – è morto prima di vedere quanto del loro sacrificio abbiamo sprecato. Qualcuno purtroppo è morto dopo aver saputo, che l’Italia avrebbe potuto sdoganare i fascisti, affidare il paese a berlusconi, o peggio ancora a bossi e calderoli. Quindi tocca a noi, provare a raccontare ancora e ancora a coloro che verranno, ci tocca conservare i libri di storia, e non farli sbiadire mai, prima che qualcuno ne cambi le vicende narrate, raccontando favole di mostri buoni e fatine cattive. Tocca a noi, perché oggi i ragazzi di vent’anni non hanno i vent’anni di ieri, perché oggi la libertà non è più essere liberi, ma essere servi o schiavi, o peggio ignoranti. Bisogna spiegare che la libertà non è quella che immagina berlusconi, - la sua – e nemmeno quella degli amici suoi che sì, vogliono essere liberi di continuare ad arricchirsi a dispetto delle leggi e di noi. La libertà è parlare, pensare, scrivere, suonare, cantare, lavorare, esistere ognuno a modo suo e nel rispetto dell’altro.” —Rita Pani, “Resistendo per la R-Esistenza”, R-Esistenza Infinita
Apr 25, 201016 notes
#italie #fascisme
Apr 25, 201040 notes
#italie
L'Expo: "Jour de pluie" → lexpo.slate.fr

Avril est le mois le plus humide, mais pas obligatoirement le plus monotone. Magnum présente de belles images de jours pluvieux.

Apr 24, 2010
#photographie
Apr 24, 2010
#photographie
Apr 24, 2010
#photographie
Apr 24, 2010
#photographie
Apr 24, 201011 notes
#afrique #msf
Trading Away The Lives of People Living with HIV & AIDS

On April 28th, India and the EU will enter closed-door negotiations for a free trade agreement.

At stake is access to affordable medicines for millions in India and others beyond India’s borders. The country is the source of 80 percent of the AIDS medicines used in all MSF projects, and is effectively the pharmacy of the developing world.

But the signing of a free trade agreement could threaten this.

Read the full story or find out more at Campaign for Access To Essential Medicines.

(via doctorswithoutborders)

Apr 24, 201014 notes
#msf
“Tristezza per la mancata partecipazione di Silvio Berlusconi ai funerali in Polonia del presidente Lech Kaczynski. C’era bisogno di quella ventata di allegria e ottimismo che solo lui sa creare.” —Giornalettismo.com - Che funerale è senza di lui? (via imod)
Apr 18, 201022 notes
#satire
Listen

Billie Holiday - “Strange Fruit”

Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black body swinging in the Southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant South,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh!

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.

Apr 18, 2010
#musique #mp3 #jazz
Apr 17, 20103 notes
#photographie #milieu naturel
Apr 17, 2010
#photographie #milieu naturel
Apr 17, 2010
#photographie #milieu naturel
Apr 16, 20103 notes
#photographie #milieu naturel #national geographic
Apr 16, 2010
#photographie #milieu naturel #national geographic
Apr 16, 20103 notes
#photographie #milieu naturel #national geographic
Apr 16, 2010
#milieu naturel #photographie #national geographic
Et si le Web 2.0 menait la lutte contre le réchauffement?  → rue89.com

L’idée est simple: de même qu’il a été possible, en faisant travailler ensemble des milliers d’internautes sur des logiciels comme Linux ou sur une encyclopédie comme Wikipédia, pourquoi ne pas appliquer la méthode à la lutte contre le réchauffement climatique, en partageant les connaissances sur cette menace, les outils et les innovations pour la combattre?

Apr 16, 2010
#milieu naturel
It’s the process of finding purpose that is our accomplishment

blameitontherain:

It makes me sad when I find out someone is an atheist. Not because I look down on their views in any way, but because I just cannot fathom what it would feel like to believe in nothing at all. It seems it would make the universe quite a lonely place.

Funny since I am an atheist and I can’t fathom either what it would feel like to believe in nothing.

I believe in family, in friends, in society, in scientific advances, in feeling joy, happiness and love. I believe  in helping one another and trying to make the world a better place since no supernatural force will do it for us. I believe in justice, in equality, in evidence, logic, reason and many, many more things.

Fact is:

“Yes, it is a meaningless universe; the universe doesn’t care about us, doesn’t love us, and is mindless and indifferent. That’s simple reality. What we human beings do is wrest meaning for ourselves from a pitiless, uncaring background, and I think that’s wonderful, grand and glorious — it’s the process of finding purpose that is our accomplishment, not the imposition of an inhuman goal by a cosmic tyrant.”
—PZ Myers

What is really sad is the belief that without clinging to myth and superstition one “believies in nothing”. Nothing can be father from the truth.

(via friendlyatheist)

Apr 15, 201063 notes
#religion #vie
Le corporazioni di Angelino Alfano - Questa volta non puoi stare a guardare

Architetti figli di architetti: 44% Avvocati figli di avvocati: 42% Farmacisti figli di farmacisti: 40% Tasso di disoccupazione giovanile: 28,2% Giovani con padre non diplomato che riescono a laurearsi: 10%


Art. 3 Cost. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.


Valgono di più le leggine corporative, che proteggono chi sta dentro e ostacolano chi vuole entrare, oppure l’eguaglianza e il merito sanciti dalla Costituzione? Alfano cede ai diktat delle prime. Noi ci battiamo per le seconde. Domani, insieme a Radicali Italiani, manifesteremo contro gli stati generali delle corporazioni perché le professioni siano davvero libere e possano competere tra di loro senza i “privilegi castali” assegnati dallo stato. Il nuovo corporativismo, ancora una volta, si frappone all’interesse della collettività di godere dei benefici della concorrenza in termini di prezzi e di maggiori opportunità di lavoro.

di Giulia Innocenzi, “Questa volta non puoi stare a guardare”, Metilparaben
Apr 14, 2010
#italie #société
Apr 14, 2010
#italie #politique #emergency
Bonanni, Sacconi, Berlusconi, Mercegaglia: l'arte della negazione - parlare di un paese che non c'è

Un sindacalista, Raffaele Bonanni, che riceve applausi lunghi e scroscianti, quasi una standing-ovation, dalla platea confindustriale, facendosi vanto della flessibilità del lavoro, contro gli irriducibili della protesta. Un ministro, Maurizio Sacconi, socialista in gioventù, che ispirandosi e citando il papa, promette di battersi per liberare il lavoro dal conflitto.

Due esempi del cemento ideologico che oggi unisce sindacalisti e ministri nel sostegno al presidente del consiglio che arriva a Parma e chiude il cerchio. Negando la crisi economica («il declino non esiste»), magnificando Tremonti (che invece dice che la crisi c’è) per elogiare se stesso, inveendo contro la Corte Costituzionale («composta da uomini nominati da ex presidenti della repubblica di sinistra»), minacciando la tv di Santoro («che fa i processi con i soldi pubblici»), promettendo di proibire le intercettazioni («illegali contro il presidente del consiglio»).

Eccole le grandi riforme, necessarie in vista dell’imminente dispiegamento del progetto presidenzialista, senza più l’ostacolo delle magistrature autonome, senza il conflitto sociale, senza l’informazione non asservita, finalmente libero di affermarsi in un paese con milioni di disoccupati a contendersi, con il popolo diseredato degli immigrati, il ruolo di esercito di riserva.

Il sorprendente applauso che ha accompagnato le parole di Bonanni, quasi che gli industriali volessero iscriversi idealmente alla Cisl, conferma e sigilla l’organica partecipazione di un pezzo del sindacato alle politiche di Confindustria e del centrodestra. E l’impianto ideologico dell’intervento di Sacconi, contro la stagione degli anni ‘70, interpretata da chi «si è infrattato negli ambienti dell’editoria, della magistratura, dell’istruzione nella logica del sempre meglio che lavorare», traduce la rancorosa spinta reazionaria del nord produttivo in un lessico perfettamente berlusconiano, da bar sport.

Un concentrato di falsa coscienza per occultare una realtà che la presidente di Confindustria non solo non contraddice ma neanche scalfisce quando pure sottolinea che questa «è la crisi peggiore degli ultimi 50 anni». Emma Marcegaglia ha ringraziato il sindacato di aver lavorato con gli imprenditori per contenere il conflitto sociale e ha replicato le richieste a Berlusconi di tradurre in pratica la promessa delle riforme.

Negando il declino italiano e giurando sulla ripresa dell’economia perché Berlusconi junior gli ha detto che la pubblicità di Mediaset sta aumentando, il presidente del consiglio recita il copione dell’ottimismo di facciata: tutto va bene madama la marchesa. L’impoverimento delle famiglie, l’aumento delle forbice tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, è tuttalpiù un fastidioso, illegittimo impedimento nel paese dove al faraone può al massimo succedere di dover rinunciare all’acquisto della villa in Toscana.

di Norma Rangeri, “L’impresa ideologica”, Il manifesto

Apr 12, 20103 notes
#italie #fascisme
“Nella lontanissima Thailandia una massa di contadini poveri e arrabbiati ha invaso la metropoli Bangkok per riportare al potere un miliardario. Si tratta del presidente del partito Thai rak Thai: i Thai amano i Thai. I rivoltosi accusano i governativi di essere una cupola di algidi snob e di aver fatto fuori l’ex premier (il miliardario dell’amore) grazie a un ribaltone parlamentare propiziato dalla compiacenza dei poteri forti e dalle inchieste della magistratura. Il miliardario, in esilio dopo una condanna per corruzione, possiede un impero di telecomunicazioni, una squadra di calcio fra le più importanti d’Europa e una quantità imprecisata di villone. Eppure i poveri ribelli sostengono che lui è uno di loro e prendono a calci le auto di media cilindrata della borghesia intellettuale di Bangkok - impiegati, insegnanti, funzionari pubblici - che li disprezza e da cui si sentono disprezzati. Per rappresaglia il governo ha oscurato la tv del miliardario, il cui portavoce (un cantante) ha minacciato pesanti ritorsioni. Ora, è evidente che quella è la Thailandia e certi fenomeni populisti non potrebbero mai attecchire qui da noi. Ma da osservatori, sia pure distaccati, ci poniamo egualmente un quesito: come è possibile che un povero contadino si senta rappresentato da un miliardario e accusi di snobismo e insensibilità sociale chi sta appena un po’ meglio di lui? Chissà se qualche thailandese si degnerà di risponderci.” —Massimo Gramellini, “Il miliardario pop” (via fastlive)
Apr 11, 201023 notes
#politique #media
“A la vue des résultats contrastés des élections régionales de mars en France (victoire de la gauche) et en Italie (reconquête de la droite), peut-on encore soutenir que le Cavaliere et le président français sont issus du même moule? «Oui, soutient Pierre Musso, politologue et auteur du Sarkoberlusconisme. Leur vision de la société reste la même ainsi que leur projet de réforme de l’Etat. La différence tient à la perception des électeurs. Les Français attendent beaucoup plus de l’Etat, et c’est pourquoi ils ont voulu punir M. Sarkozy, qui voulait incarner son efficacité; les Italiens s’en défient, et c’est pourquoi ils ont épargné M. Berlusconi.»” —Philippe Rider, “Silvio Berlusconi, renforcé par les élections régionales en Italie, rencontre à Paris un Nicolas Sarkozy affaibli”, Le Monde
Apr 9, 2010
#politique #italie #france
Apr 8, 2010
#photographie
Apr 8, 2010
#photographie
Lasso Phoenix

Phoenix - “Lasso”

Apr 8, 2010
#mp3 #musique
Apr 8, 2010
#photographie
Apr 8, 2010
#photographie
Apr 8, 2010
#photographie
Apr 8, 2010
#photographie #art
Apr 8, 20101 note
#photographie
“Oggi Libero a pagina 4 attacca Repubblica, a pagina 10 attacca il Fatto, a pagina 14 attacca l’Unità, a pagina 16 attacca Wired.” —Luca Sofri, “Stampa specializzata”, Wittgenstein
Apr 8, 20103 notes
#italie #presse
Apr 8, 2010
#logique!
“I made a film about my family. The film follows my aunt Suzette, a beautiful 83-year-old woman, who has the most amazing white hair and harmonious lines running on her face because she has had an incredible existence. She taught in the schools of dying villages in a very removed part of France her entire life. […] Some critics are befuddled as to why a director like me would devote my imagination and creative energies to this woman, who to them is undeserving of any celluloid time. Such contempt for human beings not in the light and privilege of fame is baffling to me. Why do we have to constantly endure the lives of people who don’t have one? Why do we have to suffer through the stories of those who don’t have one to tell? Why do we have to accept as our reflection people who, as a majority, torture themselves with plastic surgery and turn into pathetic monsters because they can’t accept the passing of time upon their appearance?” —Michel Gondry, “A thorn in the heart: one less story never told”, The Huffington Post
Apr 8, 2010
#cinéma #vie
Listen

Alphabeat - “Digital Love (Daft Punk Cover)”
(via musicforyourcoffee)

Apr 7, 201014 notes
#mp3 #musique
“Pendant que la crise s’approfondit, que le chômage grimpe, que la précarité se diffuse, de quoi s’occupe avec fébrilité l’Elysée? D’un absurde affrontement contre un moulin à vent: un sale potin portant sur la vie conjugale du Président.” —Pascal Riché, “L’Elysée obnubilé par la rumeur, indigne divertissement en pleine crise”, Rue89
Apr 7, 2010
#france #politique
Play
Apr 7, 2010
#art #vidéo
Gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro (7 aprile 1944) → baruda.net

Roma, tra il febbraio e l’aprile del 1944, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città sfinita, murata dall’occupante nazista. È il momento peggiore della guerra: bombardamenti, attentati, rastrellamenti, rappresaglie, gli Alleati sono fermi ad Anzio, non vanno né avanti né indietro, gli uomini al fronte o prigionieri o nascosti o non se ne sa più niente; i figli e i vecchi da sfamare.
L’approvvigionamento di una città di quasi due milioni di abitanti come Roma si presenta soprattutto come un problema di trasporti, visto che i rifornimenti di viveri arrivano non solo dal Lazio, ma anche da regioni molto più lontane; se fino al gennaio 1944 gli alimenti, nonostante gli attacchi aerei alle linee ferroviarie, erano ancora trasportati con i treni merci, dopo lo sbarco alleato a Nettuno e l’aggravarsi della situazione per tutte le ferrovie dell’Italia centrale, i trasporti avvengono per mezzo di autocarri. […] Ai primi di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fanno intollerabili portando allo stremo la popolazione. La situazione nel settore del pane peggiora in modo drammatico con l’approssimarsi del fronte. […]

Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, cercano di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvengono i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti; sono le donne spinte dal bisogno che li pensano e li organizzano spontaneamente anche se qualche volta c’è dietro l’aiuto e l’impulso dei gruppi femminili della Resistenza. Si passano parola, vanno all’assalto provviste di sporte per metterci dentro quel po’ che riusciranno a prendere, usano i figli come scudo; sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti. Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre. […]

L’episodio più tragico avviene all’Ostiense, al Ponte di Ferro. Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.

Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.

Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 2 maggio, all’indomani delle manifestazioni del giorno prima, una guardia della PAI (la Polizia Africa Italiana che funge da servizio d’ordine per conto del Governo fascista repubblicano), accorsa per sedare il tumulto uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sei figli.

Cade sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante: stramazza a terra sopra la figlia che sopravvive ma che avrà poi la spina dorsale lesionata. Una specie di monumento alla madre affamata.

Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello antifascista ricorda la vittima. Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide a Roma liberata.

di Baruda, “Gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro (7 aprile 1944)”

Apr 7, 2010
#italie #fascisme
“And we, we live half at night
Watch things on VCRs
With me
And talk about big love
I think we’re superstars
You say you think we are the best thing”
—The XX, “VCR”
Apr 6, 2010
#musique
Apr 6, 2010
#musique #photographie #charlotte gainsbourg
Apr 6, 20106 notes
#photographie
Apr 6, 201044 notes
#féminisme #fascisme
Troubled by the way we came together Natalie Imbruglia

Natalie Imbruglia - “Troubled by the way we came together”

Cause you are here today, and gone tomorrow. Basking in the fields of never never…

Apr 5, 2010
#musique #mp3
Apr 5, 2010239 notes
#peanuts #musique
Apr 4, 2010
#photographie #musique
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