- Spongebob: What do you normally do when I'm gone?
- Patrick: Wait for you to get back.
April 2010
62 posts
Vincent Delerm - “Fanny Ardant et moi”
Avril est le mois le plus humide, mais pas obligatoirement le plus monotone. Magnum présente de belles images de jours pluvieux.
On April 28th, India and the EU will enter closed-door negotiations for a free trade agreement.
At stake is access to affordable medicines for millions in India and others beyond India’s borders. The country is the source of 80 percent of the AIDS medicines used in all MSF projects, and is effectively the pharmacy of the developing world.
But the signing of a free trade agreement could threaten this.
Read the full story or find out more at Campaign for Access To Essential Medicines.
(via doctorswithoutborders)
Billie Holiday - “Strange Fruit”
Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black body swinging in the Southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.
Pastoral scene of the gallant South,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolia sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh!
Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.
L’idée est simple: de même qu’il a été possible, en faisant travailler ensemble des milliers d’internautes sur des logiciels comme Linux ou sur une encyclopédie comme Wikipédia, pourquoi ne pas appliquer la méthode à la lutte contre le réchauffement climatique, en partageant les connaissances sur cette menace, les outils et les innovations pour la combattre?
It makes me sad when I find out someone is an atheist. Not because I look down on their views in any way, but because I just cannot fathom what it would feel like to believe in nothing at all. It seems it would make the universe quite a lonely place.
Funny since I am an atheist and I can’t fathom either what it would feel like to believe in nothing.
I believe in family, in friends, in society, in scientific advances, in feeling joy, happiness and love. I believe in helping one another and trying to make the world a better place since no supernatural force will do it for us. I believe in justice, in equality, in evidence, logic, reason and many, many more things.
Fact is:
“Yes, it is a meaningless universe; the universe doesn’t care about us, doesn’t love us, and is mindless and indifferent. That’s simple reality. What we human beings do is wrest meaning for ourselves from a pitiless, uncaring background, and I think that’s wonderful, grand and glorious — it’s the process of finding purpose that is our accomplishment, not the imposition of an inhuman goal by a cosmic tyrant.”
—PZ Myers
What is really sad is the belief that without clinging to myth and superstition one “believies in nothing”. Nothing can be father from the truth.
(via friendlyatheist)
Architetti figli di architetti: 44% Avvocati figli di avvocati: 42% Farmacisti figli di farmacisti: 40% Tasso di disoccupazione giovanile: 28,2% Giovani con padre non diplomato che riescono a laurearsi: 10%
Art. 3 Cost. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Valgono di più le leggine corporative, che proteggono chi sta dentro e ostacolano chi vuole entrare, oppure l’eguaglianza e il merito sanciti dalla Costituzione? Alfano cede ai diktat delle prime. Noi ci battiamo per le seconde. Domani, insieme a Radicali Italiani, manifesteremo contro gli stati generali delle corporazioni perché le professioni siano davvero libere e possano competere tra di loro senza i “privilegi castali” assegnati dallo stato. Il nuovo corporativismo, ancora una volta, si frappone all’interesse della collettività di godere dei benefici della concorrenza in termini di prezzi e di maggiori opportunità di lavoro.
di Giulia Innocenzi, “Questa volta non puoi stare a guardare”, Metilparaben
Un sindacalista, Raffaele Bonanni, che riceve applausi lunghi e scroscianti, quasi una standing-ovation, dalla platea confindustriale, facendosi vanto della flessibilità del lavoro, contro gli irriducibili della protesta. Un ministro, Maurizio Sacconi, socialista in gioventù, che ispirandosi e citando il papa, promette di battersi per liberare il lavoro dal conflitto.
Due esempi del cemento ideologico che oggi unisce sindacalisti e ministri nel sostegno al presidente del consiglio che arriva a Parma e chiude il cerchio. Negando la crisi economica («il declino non esiste»), magnificando Tremonti (che invece dice che la crisi c’è) per elogiare se stesso, inveendo contro la Corte Costituzionale («composta da uomini nominati da ex presidenti della repubblica di sinistra»), minacciando la tv di Santoro («che fa i processi con i soldi pubblici»), promettendo di proibire le intercettazioni («illegali contro il presidente del consiglio»).
Eccole le grandi riforme, necessarie in vista dell’imminente dispiegamento del progetto presidenzialista, senza più l’ostacolo delle magistrature autonome, senza il conflitto sociale, senza l’informazione non asservita, finalmente libero di affermarsi in un paese con milioni di disoccupati a contendersi, con il popolo diseredato degli immigrati, il ruolo di esercito di riserva.
Il sorprendente applauso che ha accompagnato le parole di Bonanni, quasi che gli industriali volessero iscriversi idealmente alla Cisl, conferma e sigilla l’organica partecipazione di un pezzo del sindacato alle politiche di Confindustria e del centrodestra. E l’impianto ideologico dell’intervento di Sacconi, contro la stagione degli anni ‘70, interpretata da chi «si è infrattato negli ambienti dell’editoria, della magistratura, dell’istruzione nella logica del sempre meglio che lavorare», traduce la rancorosa spinta reazionaria del nord produttivo in un lessico perfettamente berlusconiano, da bar sport.
Un concentrato di falsa coscienza per occultare una realtà che la presidente di Confindustria non solo non contraddice ma neanche scalfisce quando pure sottolinea che questa «è la crisi peggiore degli ultimi 50 anni». Emma Marcegaglia ha ringraziato il sindacato di aver lavorato con gli imprenditori per contenere il conflitto sociale e ha replicato le richieste a Berlusconi di tradurre in pratica la promessa delle riforme.
Negando il declino italiano e giurando sulla ripresa dell’economia perché Berlusconi junior gli ha detto che la pubblicità di Mediaset sta aumentando, il presidente del consiglio recita il copione dell’ottimismo di facciata: tutto va bene madama la marchesa. L’impoverimento delle famiglie, l’aumento delle forbice tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, è tuttalpiù un fastidioso, illegittimo impedimento nel paese dove al faraone può al massimo succedere di dover rinunciare all’acquisto della villa in Toscana.
di Norma Rangeri, “L’impresa ideologica”, Il manifesto
Phoenix - “Lasso”
Alphabeat - “Digital Love (Daft Punk Cover)”
(via musicforyourcoffee)
Roma, tra il febbraio e l’aprile del 1944, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città sfinita, murata dall’occupante nazista. È il momento peggiore della guerra: bombardamenti, attentati, rastrellamenti, rappresaglie, gli Alleati sono fermi ad Anzio, non vanno né avanti né indietro, gli uomini al fronte o prigionieri o nascosti o non se ne sa più niente; i figli e i vecchi da sfamare.
L’approvvigionamento di una città di quasi due milioni di abitanti come Roma si presenta soprattutto come un problema di trasporti, visto che i rifornimenti di viveri arrivano non solo dal Lazio, ma anche da regioni molto più lontane; se fino al gennaio 1944 gli alimenti, nonostante gli attacchi aerei alle linee ferroviarie, erano ancora trasportati con i treni merci, dopo lo sbarco alleato a Nettuno e l’aggravarsi della situazione per tutte le ferrovie dell’Italia centrale, i trasporti avvengono per mezzo di autocarri. […] Ai primi di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fanno intollerabili portando allo stremo la popolazione. La situazione nel settore del pane peggiora in modo drammatico con l’approssimarsi del fronte. […]
Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, cercano di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvengono i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti; sono le donne spinte dal bisogno che li pensano e li organizzano spontaneamente anche se qualche volta c’è dietro l’aiuto e l’impulso dei gruppi femminili della Resistenza. Si passano parola, vanno all’assalto provviste di sporte per metterci dentro quel po’ che riusciranno a prendere, usano i figli come scudo; sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti. Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre. […]
L’episodio più tragico avviene all’Ostiense, al Ponte di Ferro. Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.
Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.
Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 2 maggio, all’indomani delle manifestazioni del giorno prima, una guardia della PAI (la Polizia Africa Italiana che funge da servizio d’ordine per conto del Governo fascista repubblicano), accorsa per sedare il tumulto uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sei figli.
Cade sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante: stramazza a terra sopra la figlia che sopravvive ma che avrà poi la spina dorsale lesionata. Una specie di monumento alla madre affamata.
Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello antifascista ricorda la vittima. Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide a Roma liberata.
di Baruda, “Gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro (7 aprile 1944)”
Watch things on VCRs
With me
And talk about big love
I think we’re superstars
You say you think we are the best thing” —The XX, “VCR”
Natalie Imbruglia - “Troubled by the way we came together”
Cause you are here today, and gone tomorrow. Basking in the fields of never never…