July 2009
20 posts
- Conducente: Insomma, vecchia negra, ti vuoi alzare? Quello è un posto riservato ai bianchi.
- Rosa Parks: Preferirei di no, sono un po' stanca.
- Conducente: (rivolto a Luca Sofri) Vede come fa? Questa negra mi fa impazzire.
- Luca Sofri: Signora, senta, io capisco la stanchezza e la frustrazione e la necessità di una legislazione federale in materia di diritti civili, e tuttavia...
- Rosa Parks: Eh?
- Luca Sofri: La invito a ragionare sul fatto che se lei insiste nella sua stanchezza probabilmente chiameranno i poliziotti, e poi ci saranno risse, il livello dello scontro si alzerà, e non è escluso che il Governatore dello Stato vari leggi segregazioniste ancora più restrittive. Non ci aveva pensato?
- Rosa Parks: In effetti no. Va bene, adesso mi alzo.
Björk - “Who is it (Vitalic Remix)”
(download this song here and/or read releated post)
… who is that never lets you down?
who is it that gave you back your crown?
- Damiano: Buongiorno, cerco "Lettre à D." di André Gorz
- Commessa: Hum... non so se c'è. Ma che lingua è?
- Damiano: - - -
- Damiano: Francese.
- Damiano: (è veramente così pessimo il mio francese?)
Stays don’t sleep - “For blue skies”
… How’s you halo?
Poteva Sandro Bondi restare felicemente sposato mentre il suo leader, Silvio Berlusconi, deve affrontare le fatiche del divorzio annunciato da Veronica Lario? No, il ministro poeta del berlusconismo non poteva. Infatti Bondi ha prontamente avviato le pratiche di separazione dalla propria moglie, Maria Gabriella Podestà. L’udienza di apertura della causa tra i coniugi è fissata per i primi di luglio in tribunale a Monza. Perché a Monza? Perché il ministro dei Beni culturali ha lasciato da tempo la natia Toscana per trasferire la residenza ad Arcore, accanto al suo capo. Bondi, che è sposato dal ‘93, fa coppia di fatto da almeno un anno con Manuela Repetti, figlia di un costruttore di Novi Ligure, subito candidata e dal 2008 deputata del Pdl. Annunciando la sua convinta adesione al Family Day cattolico del 12 maggio 2007, Bondi aveva detto: “Una manifestazione di questa importanza deve essere interpretata come un momento collettivo teso ad affermare la realtà cardine della nostra società e dell’Occidente: la famiglia”.
da “Anche Bondi si separa”, L’espresso, N° 27, anno LV, 9 luglio 2009
Nina Simone - “Così ti amo - To love somebody”
(download this song at Motel de Moka)
Sembrava iperbolico, ai soliti minimizzatori di professione, definire nuove leggi razziali i dispositivi del pacchetto sicurezza. Oggi che l’osceno ddl 733-B entra in vigore con le sue norme devastanti, a suggello finale delle leggi razziali, perfino i più moderati dei democratici hanno qualche sussulto. Norme gravissime in sé, a illuminarle di luce ancor più sinistra vi sono l’incoraggiamento alla delazione di massa, la legalizzazione di milizie private, l’incitamento alla caccia all’estraneo, che rendono più evidente la continuità con le fasi più oscure della storia europea.
Come durante i regimi fascisti, queste norme sono finalizzate a punire non singole condotte individuali criminose, ma una categoria di persone, in tal caso definita da una condizione non solo giuridica ma anche sociale: quella di lavoratore immigrato privo di titolo di soggiorno, non certo per sua scelta o volontà. Basta considerare l’introduzione del reato d’ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione abnorme della detenzione amministrativa, l’aggravante di un terzo della pena per qualsiasi reato se commesso da “irregolari”, i dispositivi che tendono a inibire atti che concernono i diritti fondamentali della persona: l’accesso all’istruzione e alle cure mediche, a molti servizi e protezioni sociali, la possibilità di contrarre matrimonio, la registrazione delle nascite e dei decessi… Si inverano così il rigurgito del passato più vergognoso –ma neppure il fascismo osò a tal punto- e nel contempo un radicale salto di paradigma: rispetto non solo ai fondamenti dell’ordine costituzionale e della civiltà giuridica, ma perfino ai presupposti minimi che rendono possibile la convivenza degli umani (e anche di altre specie). Che altro è se non la cancellazione di un principio elementarmente umano la possibilità, prevista dalla legge, che un infante venga strappato dallo Stato alla madre “irregolare”, dato che la legge le vieta di riconoscerlo? E non è forse più crudele delle norme del regime mussoliniano la sottrazione di ogni protezione agli apolidi, oggi di fatto esposti alla deportazione?
Coloro che ci governano non sono maestri di etica personale, tanto meno pubblica. Sporcaccioni - e bacchettoni quando conviene - ogni giorno danno prova di quale rispetto abbiano dell’umano: dalla mercificazione totale dei corpi femminili alla espropriazione e marchiatura simbolica dei corpi degli stranieri e dei minoritari, che essi hanno provveduto a rappresentare come onnipresenti, proliferanti, minacciosi. Gli uni e gli altri deumanizzati, dunque esposti ad ogni insulto ed arbitrio. Le nuove leggi razziali a questo mirano o almeno questo effetto avranno: una mutazione culturale del clima del paese, già per molti versi alla deriva, per cui offese e violenze contro gli stranieri non saranno più considerate tali. “Clandestini” e rom non sono umani, dice la legge, dunque non trattateli da umani.
Come Domenico Gallo anch’io chiedo rispettosamente al Presidente della Repubblica di non promulgare questa legge per non rendersi corresponsabile di una nefandezza. Nel contempo penso che ogni forma di disobbedienza civile debba essere praticata. Io la pratico subito dichiarando che ho offerto ed offro solidarietà concreta ed assistenza umanitaria a persone prive del titolo di soggiorno.
di Annamaria Rivera, “Peggio delle leggi fasciste”, il Manifesto, 3-Luglio-2009
- Nonna: Ma Parigi e la Francia sono vicine?
- Damiano: Nonna, Parigi è la capitale della Francia!!!
- Nonna: Appunto!
Era già accaduto a febbraio a proposito delle ronde (cfr. Ultimissima del 22 febbraio) e si è ripetuto ora per il pacchetto sicurezza: mons. Marchetto critica il governo (”questa legge porterà molto dolore”, le testate giornalistiche di opposizione amplificano le critiche, il portavoce vaticano padre Lombardi prende le distanze da Marchetto. Ha avuto buon gioco il ministro dell’interno Roberto Maroni a parlare di “solita liturgia di monsignor Marchetto, il quale ho capito che parla a nome proprio e non per conto della Santa Sede, come dimostrano le puntuali precisazioni della sala stampa vaticana”.
Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere “chiusa per rettifica”. […] Non dar corso tempestivamente all’eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di “gestore di sito informatico”: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire. Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell’analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo. […]
The web is not the press (or tv) si potrebbe dire con uno slogan e non è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di comunicazione online la speciale disciplina dettata per l’informazione professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi seguito è un’attività onerosa che mal si concilia con la dimensione “amatoriale” della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che, pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, non in grado di “disturbare” chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social networking che, per definizione, non produce le informazioni che diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso, in 48 ore, verificare con l’autore del contenuto la veridicità dell’informazione diffusa e, quindi, l’effettiva sussistenza o meno dell’azionato diritto di rettifica. […]
E per finire, dopo il danno la beffa. Mentre, infatti, la nuova legge impone a chiunque utilizzi la Rete per comunicare o diffondere contenuti e/o informazioni gli obblighi caratteristici dei produttori professionali di informazione, continua a non riconoscergli pari diritti: primo tra tutti l’insequestrabilità di ogni contenuto informativo diffuso a mezzo Internet alla stessa stregua di un giornale. In questo modo si sarebbe, almeno, potuto dire “onori e oneri” mentre, così, l’informazione in Rete finisce con l’essere svilita ad un’attività pericolosa, onerosa e mal retribuita o, nella più parte dei casi, non retribuita affatto.
La crisi energetica e alimentare sta spingendo i paesi ricchi ad acquistare ingenti appezzamenti di terreno agricolo nei paesi più poveri. Specie in Africa. Creando opportunità di sviluppo. Ma anche nuove forme di controllo e sfruttamento.
Accaparrarsi le terre è la nuova strategia globale per difendersi dalla crisi, quella energetica e quella alimentare, tragicamente legate dalla scoperta dei biocarburanti. I governi dei paesi ricchi, i fondi bancari d’investimento e le multinazionali agroalimentari stanno accumulando, a bassissimo costo, grandi appezzamenti coltivabili nel Sud del mondo. Paesi poveri e fragili, come il Camerun, l’Etiopia, la Somalia, il Kenya, il Madagascar, il Monzambico, ma anche alcune nazioni asiatiche e le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, ora competono per semi e tecnologie agricole. […] Dal 2006 a oggi solo in Africa sono stati acquistati 20 milioni di ettari (in alcune zone la terra costa due dollari l’ettaro), equivalente dell’intera Francia agricola e di un quinto dei terreni coltivabili in Europa. L’Arabia Saudita, il Kuwait e la Cina hanno stretto accordi per 20 miliardi di dollari. Il Fondo saudita per l’agricoltura ha rilevato quasi l’intera Etiopia, dove la terra è nazionalizzata, per farne un granaio personale, con singoli investimenti in riso e grano da almeno 100 milioni di dollari, mentre nel Paese quasi 5 milioni di persone soffrono la fame. […]
Accaparramento di terre o occasione di sviluppo? «Sappiamo che gli investimenti sono significativi e mirano ad aumentare la produttività delle terre -spiega Paul Mathieu, esperto Fao per le risorse naturali e l’ambiente. Si tratta di reali possibilità per questi paesi di crescere […]. Ovviamente c’è un problema di governance, dato che i paesi poveri sono spesso deficitari di democrazia […]» Più preoccupate sono le dichiarazioni ufficiali di Oliver De Shutter, un giurista belga che si occupa di diritto dell’alimentazione per le Nazioni Unite: «Sono inquietato dall’estensione delle acquisizioni, sempre più rapide dopo la crisi alimentare del 2008 e la crisi finanziaria del 2009. Molti di questi accordi sono tra governi, per cui deve essere chiaro a tutti gli attori che ci sono convenzioni internazionali e diritti esistenti che vanno rispettati. [..] Il primo diritto che questi accordi devono tutelare è la possibilità di comprare il cibo che si vende nel proprio paese. […] Dobbiamo cercare non solo di produrre più cibo, ma anche di proteggere l’ambiente e mantenere un equilibrio nel mondo. Occorre una specie di Piano Marshall del futuro.»Fondo saudita dell’agricoltura: Etiopia per coltivazione di cereali
Gruppo Bin Laden + Consorzio Middle East Foodstuff (accordo 5 miliardi di dollari): 500 mila ettari di riso in Indonesia
Corea del Sud: 700 mila ettari in Sudan
Emirati Arabi + Egitto: 400 mila ettari in Sudan
Cina: 3 milioni di ettari di palme da olio in Congo
Cina: 2 milioni di ettari in biocarburanti in Zambia
di Carlotta Mismetti Capua, “Terre di conquista”, L’espresso, N° 26, anno LV, 2 luglio 2009