January 2009
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Irène Némirovsky, Les chiens et les loups
Malgré son ambiguïté, je veux rappeller la Journée internationale dédiée à la mémoire des victimes de l’Holocauste avec les derniers mots du livre le plus représentatif du sens d’isolement et désorientation dû à l’exil et à la condition de femme juive dans un monde toujours plus hostile.
Per gli “assassini della memoria” c’é un nuovo, insormontabile, ostacolo: nomi, dati anagrafici e storia dei 23.826 italiani (22.204 uomini e 1.514 donne) deportati, tra il 1943 e il 1945, per motivi politici in Germania nei campi di concentramento. Un lavoro gigantesco promosso dall’Associazione nazionale deportati (Aned) che ora trova sistemazione organica nel primo volume, di tre, dell’opera ‘Il libro dei deportati 1943-1945’ (Mursia; pp.2554, 120 euro) di Nicola Tranfaglia, Brunello Mantelli, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, realizzato con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e dell’assessorato alla cultura del Piemonte, in uscita il prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria.
Un’iniziativa editoriale che segue idealmente ‘Il Libro della Memoria’ (sempre Mursia) di Liliana Picciotto sugli ebrei italiani trucidati nei campi di sterminio tedeschi e che rappresenta una pagina definitiva della “storia nazionale” parte di quella europea. “Dare volto” ai sommersi - questo l’obiettivo del libro con in appendice 200 pagine di grafici e di tabelle - è costato anni di lavoro ed è dovuto alla caparbietà di due ex internati: Bruno Vasari, già presidente dell’Aned di Torino, scomparso di recente, e Italo Tebaldi che, come responsabile della ‘Sezione ricerche’ dell’Associazione, promosse il censimento dei deportati e la predisposizione del primo archivio, circa 45.000 nominativi. La storia della deportazione indica subito un primo elemento: nessuna provincia dell’Italia del 1943 ne è stata esente, nemmeno le isole e quelle aree del meridione che non conobbero l’occupazione tedesca, la Repubblica sociale e la conseguente Resistenza.
Di sicuro, tuttavia, la prevalenza nella provenienza va ascritta alle regioni del nord. Dei 22.826 italiani rinchiusi nei ‘KonzentrationLager’(Kl), 11.432 furono designati come ‘Schutzhaftling’ (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come ‘Politisch’ (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell’Italia fascista), 801 come ‘asociali’, 779 come prigionieri di guerra, 198 come ‘criminali abituali’ (detenuti in carceri italiane e consegnati da Salò ai tedeschi), 170 come lavoratori civili rimasti intrappolati in Germania, 7 come religiosi (cattolici) e 15 come ebrei-politici. Per i restanti non ci furono specifiche, ma fu chiaro per tutti i deportati, man mano che la Germania aveva bisogno di forza produttiva, la natura della deportazione: il lavoro coatto.
Le morti furono, sul totale, 10.129, una percentuale vicina al 50%, che arrivò al 55% nel lager di Mauthausen. Fu tuttavia Dachau, con 9.311 persone, il luogo con il maggior numero di deportati italiani; a seguire, Mauthausen con 6.615, Buchenwald con 2,123, Flossenburg con 1.798, Auschwitz con 847 e via via gli altri campi. Dall’incrocio dei dati, balza evidente il fatto che oltre il 25% dei deportati fu catturato in operazioni di rastrellamento: in 716 di queste - di cui si conosce la composizione dei reparti - ben 224 (il 31,3%) furono condotte unità militari o di polizia di Salò. I rastrellati erano suddivisi in tre categorie: i partigiani che quando “non erano passati per le armi” venivano avviati ai Kl; i fiancheggiatori, o fucilati o deportati; i renitenti alla leva, trasferiti nei campi. Il libro non ha preso in considerazione né i deportati ebrei, né, per vari motivi, quelli della Risiera di San Saba e dei campi di Bolzano e Fossoli, tutti comunque presenti nel database di Tibaldi.
La messe di informazioni e di dati biografici che il libro fornisce, ribadisce così una realtà storica - dice nella prefazione Gianfranco Maris, presidente dell’Aned - “tanto assoluta” quanto “aggredita, contestata, manipolata, minimizzata, negata, sottoposta ai più infimi revisionismi strumentali al solo scopo di delegittimare politicamente i processi stessi della Liberazione del nostro paese e della nascita della nostra Costituzione”.
Massimo Lomonaco, “Il libro dei deportati italiani - Ansa”
60s to 90s sexy people’s portraits. Listed by Ecrans.
-AHAHA
On ne meurt jamais sur Facebook. J’ai déjà deux morts parmi mes amis. La semaine dernière, Facebook m’a rappelé que c’était l’anniversaire de l’un d’eux.
Contactée, une porte-parole de Facebook nous répond:
Mais à moins qu’un internaute le leur signale, les administrateurs de Facebook n’ont pas de moyen de savoir qu’un de leur membre est décédé. Et encore faudrait-il être sûr qu’ils en tiennent compte…Quand on apprend qu’un utilisateur est décédé, le profil est placé en “mémorial”. Certaines parties du profil sont cachées pour protéger la vie privée du défunt: la ligne « statut » est supprimée, le membre est retiré des groupes auxquels il appartenait et seuls ses amis peuvent voir son profil mémorial.
La suite…