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November 2008

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Cervelli in fuga...

Renzo Bossi non ce l’ha fatta neanche questa volta. E’ fallito così anche il terzo tentativo di superare la maturità. Il figlio del leader della Lega nord Umberto, non ha superato l’esame orale della maturità scientifica ripetuto da privatista dopo la bocciatura del luglio scorso presso il Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, in provincia di Varese. L’esito negativo è stato reso noto questa mattina dall’istituto scolastico.

Il Tribunale amministrativo, cui la famiglia aveva fatto ricorso in seguito all’ultima bocciatura, non si era ancora pronunciato, ma il ragazzo - che aveva sostenuto di essere stato interrogato su parti di programma mai spiegate durante l’anno scolastico - aveva ottenuto la possibilità di ripetere la prova davanti alla commissione esaminatrice e a un ispettore del ministero dell’Istruzione. A luglio Renzo Bossi aveva preparato una tesina su Carlo Cattaneo e il federalismo, questa volta invece aveva scelto la fisica come tema principale.

Al termine della prova, Bossi junior aveva anche scherzato: «Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica». Il ragazzo non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia. Il leader leghista sarà rimasto deluso, Renzo aveva più volte sottolineato quanto ci tenessero mamma e papà al lieto fine: «Mio padre ci tiene, in questi giorni quando mi incontrava per casa mi interrogava».

“Renzo Bossi bocciato per la terza volta”, La Stampa

Nov 29, 2008
#satire #instruction
Morire di ricerca

Catania - FRANCESCO VIVIANO e ALESSANDRA ZINITI [Articolo]

Lo chiamava “il laboratorio della morte”. A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: “Quel laboratorio sarà anche la mia tomba”. Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue “compagne” di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d’etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano.

Lì dentro il laboratorio di farmacia dell’Università di Catania nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, “Lele” Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l’altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all’encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all’esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone.

Il suo diario, adesso, è finito agli atti dell’inchiesta che tre settimane fa ha portato al sequestro e all’immediata chiusura del laboratorio di farmacia dell’Università e alla notifica di avvisi di garanzia per disastro colposo ed inquinamento ambientale all’ex rettore dell’Università ed attuale deputato dell’Mpa Ferdinando Latteri e al preside della facoltà Angelo Vanella, ad altri sette tra docenti e responsabili del laboratorio di farmacia. Da anni, ha già accertato l’indagine, sostanze chimiche e residui tossici utilizzati giornalmente venivano smaltiti attraverso gli scarichi dei lavandini, senza alcuna tutela per chi in quel laboratorio studia e lavora. Adesso, dopo la denuncia dei familiari di Emanuele Patanè, alle ipotesi di reato si è aggiunta anche quella di omicidio colposo plurimo e lesioni. Per i cinque morti e i dodici ammalati che negli ultimi anni in quegli ambienti hanno vissuto.

“Quello che descrivo è un caso dannoso e ignobile di smaltimento di rifiuti tossici e l’utilizzo di sostanze e reattivi chimici potenzialmente tossici e nocivi in un edificio non idoneo a tale scopo e sprovvisto dei minimi requisiti di sicurezza”. Così Emanuele comincia le cinque pagine datate 27 ottobre 2003, tre mesi prima della sua morte. È stato l’avvocato Santi Terranova a consegnare in Procura il tragico diario ritrovato nel computer del giovane ricercatore. Nei giorni scorsi, dopo aver sentito del sequestro del laboratorio disposto dal procuratore di Catania Vincenzo D’Agata, l’anziano padre di Emanuele, Alfredo Patanè, 70 anni, si è ricordato di quelle pagine lette nel pc del figlio.

“Quel memoriale Lele lo voleva consegnare ad un avvocato per denunciare quello che accadeva lì dentro, che lì dentro si moriva - racconta - Ma l’avvocato a cui si era rivolto gli aveva detto che ci volevano dei testimoni perché contro i “baroni” dell’Università non l’avrebbe mai spuntata…”. Adesso saranno i sostituti procuratori Carla Santocono e Lucio Setola a valutarne la valenza.

Emanuele evidentemente si rendeva conto delle condizioni di estremo pericolo in cui lavorava, ma la paura di perdere la sua opportunità di carriera deve averlo fatto continuare. E così particolarmente grande fu la sua amarezza quando il coordinatore del dottorato di ricerca, Giuseppe Ronsisvalle, (“nonché proprietario della facoltà di Farmacia”, scrive) gli negò la borsa di studio, a lui, unico partecipante al concorso, solo perché ormai ammalato di tumore. Meglio conservare la borsa di studio per l’anno successivo per un altro studente. “Io non avevo nessuna raccomandazione - scrive Emanuele - mi chiedo come sia possibile che un concorso pubblico venga gestito in questo modo, senza nessuna trasparenza, legalità, senza nessun organo di controllo”.

Lele racconta così i suoi due anni trascorsi in quel laboratorio, fino al luglio 2002, quando anche per lui arrivò la terribile diagnosi. “Durante il corso di dottorato, trascorrevo generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio per tutta l’intera settimana, escluso il sabato. Non c’era un sistema idoneo di aspirazione e filtrazione, c’erano odori e fumi tossici molto fastidiosi e spesso eravamo costretti ad aprire le porte in modo da fare ventilare l’ambiente”. C’erano due cappe di aspirazione antiquate “quindi lavorare lì sotto era lo stesso che lavorare al di fuori di esse”. “Dopo la diagnosi della mia malattia, cioè nel 2002, una di questa cappe è stata sostituita con una nuova. Le sostanze chimiche, i reattivi ed i solventi erano conservati sulle mensole, sui banconi, in un armadio sprovvisto di sistemazione di aspirazione e dentro due frigoriferi per uso domestico tutti arrugginiti. Dopo avere trascorso l’intera giornata in laboratorio avvertivo spesso mal di testa, astenia ed un sapore strano nel palato come se fossi intossicato”.

Lele aveva annotato uno per uno tutti i suoi colleghi scomparsi e ammalati: “Sono tutti casi dovuti ad una situazione di grave e dannoso inquinamento del dipartimento e sicuramente non sono da imputare ad una fatale coincidenza. La mancata accortezza nello smaltimento dei rifiuti tossici e l’utilizzo di sostanze e reagenti chimici in assenza dei minimi requisiti di sicurezza ha nuociuto e potrà ancora nuocere se non verranno presi solerti provvedimenti”. Ma nessuno, fino alla presentazione dell’esposto da parte dei familiari di Emanuele, si era accorto che quel laboratorio si era trasformato da anni in una fabbrica di morti.

Nov 29, 2008
#instruction #italie
Nov 25, 2008
#afrique
“Adesso l’onda dirà che è colpa della Gelmini.” —Francesco U.
I lettori de “Il giornale”-di-berlusconi-seguaci (articolo Torino, crolla soffitto di liceo: un morto) non si fermano davanti a nulla. Ma proprio nulla.
Nov 22, 2008
#instruction
Pro-family e anti-family

di Alessandro Robecchi

Vi ricordate il family day? Che bellezza! Tutte quei pretini e suorine senza famiglia che lottavano per la famiglia! […] Sul palco, a chiedere politiche per la famiglia, stava tra gli altri la signora Eugenia Roccella, oggi sottosegretario del governo che ha di fatto reintrodotto la pratica delle dimissioni in bianco per i lavoratori. Proprio così: lo sconsiderato e laicissimo (ah! ah!) governo Prodi contro cui si muoveva massiccio il Family Day aveva fatto una legge (la 188 del 17 ottobre 2007) che impediva le dimissioni in bianco dei lavoratori. Una pratica padronale schifosa: all’assunzione mi firmi una lettera di dimissioni, e poi prova a rimanere incinta e a mantenere il posto di lavoro, se sei capace! Piccola ma civile: una leggina pro-family che semplicemente garantiva alle lavoratrici di poter far figli senza rischiare il licenziamento. Il governo di destra, animato dalle più limpide voci del Family Day ha semplicemente abolito quella legge (decreto legge 112 del 25 giugno 2008, collegato alla finanziaria 2009): la pratica delle dimissioni in bianco torna in auge. Risultato: fare un figlio è più difficile, con buona pace degli atei devoti, che nell’occasione si dimenticano di abbaiare (sapete com’è, se non c’è sangue, colpa, espiazione non si divertono).

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Nov 20, 2008
#religion #politique #italie #fascisme
“Non ho mai visto niente di più italiano degli italiani all’estero che guardano con disprezzo agli altri italiani.” —Il commento di -__________- a “La guida per rubare New York” di 7 year winter
Nov 18, 2008
#satire
Regali per la vita → regaliperlavita.it

Regali per la vita è un progetto dell’UNICEF che consente di sostituire il solito dono con qualcosa di veramente importante: un regalo per la vita!

Nov 15, 2008
#unicef
Nov 15, 2008
#instruction
“Sui cortei no-Gelmini, Cossiga torna a dispensare consigli alle forze dell’ordine: “L’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave”. Mi è improvvisamente venuto in mente il nome di un anziano demente da offrire in sacrificio.” —Spinoza, “Koglionate”
Nov 11, 2008
#instruction #satire
"Young, handsome and suntanned" Funny... ? Not laughing. → repubblica.it
Nov 7, 2008
#politique #italie #amerique
Nov 6, 2008
#instruction #satire
Play
Nov 5, 2008
#instruction #satire #youtube
“La colpa è dei “baroni”. Quando da “professori” si diventa “baroni” le distinzioni cessano di avere rilievo e significato. Suggerirle, evidenziarle: è perfino fastidioso. Perché possiamo differenziare i professori, i quali possono essere bravi, capaci, laboriosi, prestigiosi, oppure fancazzisti, ignoranti peggio degli studenti, arroganti, fannulloni nullafacenti e nullapensanti. Ma i “baroni” no. Perché traducono fenomenicamente una categoria sostanziale: la “baronità”.” —Ilvo Diamanti, “Bussole: Chiamatemi barone”, Repubblica.it
Nov 1, 2008
#instruction
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