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Counting co-trimoxizole antibiotic tablets in the HIV clinic. Madi Opei health centre in Madi Opei, Kitgum District, Uganda.
Uganda 2009 © Brendan Bannon
Uganda was included in our “Top 10 Humanitarian Crises of 2009” report.
(via doctorswithoutborders)
Sheryl Crow - “Safe and Sound”
(via mrgolightly)
Maybe this is forever. Forever fades away…
Questa assenza di democrazia all’interno dei partiti del centrodestra non sembra interessare né ai diretti interessati né agli opinion-maker. Abbiamo letto filippiche contro l’oligarchia del Pd, mentre è calato un silenzio assordante sull’autocrazia di Lega e PdL. E soprattutto all’interno di questi partiti vige una supina accettazione di questa modalità verticistica. Evidentemente il culto del capo ha permeato tutta la membership leghista e pidiellina, con la conseguenza di sminuire il valore della partecipazione interna e del dissenso.
Ai candidati del PdL non basta però mostrare una assoluta fedeltà e devozione al leader. In coerenza con un tratto ormai caratterizzante della cultura politica berlusconiana, i candidati del PdL devono avere una immagine appealing. Passata la buriana delle Noemi e delle escort, da quelle parti si ritorna a proporre soubrette e belle donne, e a cacciare dalle liste, con tanto di dileggio, chi non esibisca un fisico esteticamente pregevole. L’emarginazione di un candidato per le sue ‘orecchie a sventola’ (è il caso di Claudio Ricci, sindaco di Assisi ) è ancora più insultante delle candidature delle giovani avvenenti. Siamo alla stigmatizzazione delle caratteristiche fisiche: oggi le orecchie a sventola, domani magari il naso camuso o la pelle nera. Che questo proto-razzismo passi quasi inosservato o venga semplicemente citato come una curiosità, dimostra tutta la regressione del nostro vivere civile e politico.
Daily Peanuts Philosophy. I’ve been echoing Charlie Brown’s sentiment here thoughout my life. (via pigtailsandcombatboots)
(via fysnoopy)
Lightworks (via Caesar Sebastian)
Bright star, would I were steadfast as thou art
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like Nature’s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth’s human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors
No - yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow’d upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever — or else swoon to death.
— John Keats, “Bright star”, poems published in 1820
Domenica sera, di ritorno dalla festa dei popoli padani a Venezia, decine di militanti leghisti sono rimasti bloccati sull’autostrada per Varese a causa di un mega incidente. Non tutti però hanno passato delle ore fermi in macchina. A un certo punto, un SUV Touareg scuro dall’aria familiare ha sorpassato a gran velocità la coda sulla corsia d’emergenza, scortato da una macchina della Digos.Dentro, riconoscibile dai suoi riccioli “ribelli” o “pasoliniani” a seconda delle descrizioni più o meno apologetiche, viaggiava Renzo Bossi, il secondogenito ventunenne di Umberto Bossi. L’erede è cresciuto, e sembra avere imparato i vizi romani della casta, prima delle virtù padane“. Lo scrive Lia Quilici all’inizio dell’articolo “La trota del Po“, su L’Espresso di questa settimana a pagina 65. Considerato che l’ultimo modello base-terra-terra di suv Touareg costa trentanovemila – diconsi: trentanovemila – euro, secondo l’ultima offertona della Volkswagen, e che per legge quel tipo di automobile dovrebbe essere guidata solo da chi ha la patente da almeno tre anni. Considerato anche che Renzo Bossi è nato nel 1988 (ha giusto giusto compiuto i 21 anni, e quindi ci rientrerebbe se avesse preso la patente al primo tentativo, ma considerato com’è andata alla maturità…). Considerato pure che già qualcuno sarà stato abbastanza incazzato, mentre se ne rimaneva incolonnato sull’autostrada, a vedersi scortare il figlio di papà con la Digos sulla corsia di emergenza, come un Alberto Tomba qualsiasi. Considerato tutto ciò, insomma, è un vero peccato che l’articolista non specifichi se Il Trota, come lo chiamava affettuosamente papà, era effettivamente alla guida, e non un semplice passeggero.
di Alessandra D’Amato, “Renzo Bossi e quella passeggiata sulla corsia d’emergenza in autostrada”, Giornalettismo ( via steff2410)
Probabilmente qualcuno appena lo ha saputo si è chiesto: “Ma era ancora vivo?”.
Dopo il Giovane Holden la sua è stata in effetti una vita silenziosa, lontana dal mondo e dai lettori. Una scelta estrema. Ma forse, per noi che lo abbiamo amato, necessaria.
Pare che Breat Easton Ellis lo abbia detestato (e che stasera festeggerà). Molti, dopo aver letto di Holden Caufield, non sono più stati esattamente quelli di prima. Del resto, certe grandi storie fanno questo effetto – specie se lette al momento giusto.
(E io, per non sgualcire quell’immagine, non sono più stata in grado di rileggerlo.)
Ha scritto poco, J.D Salinger, ma ha scritto bene. Specialmente i racconti; che sono pagine perfette. “A Perfect Day for Bananafish” è un amaro spasso impeccabile.
Insomma, un grande scrittore di libri giusti.
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”
di Agnese Gualdrini, “BUM! J.D. Salinger è morto”, Finzioni
I libri che mi lasciano proprio senza fiato sono quelli che quando li hai finiti di leggere vedi i suoi protagonisti ovunque. Sono quelli che cambiano il tuo modo di pensare. Sono quelli che cambiano il tuo modo di parlare. Questi sono i libri che mi mandano in… sollucchero!
Quando scrivi una storia poi capita che la rileggi, tagli via delle cose, quelle che non ti convincono, capita poi che le cancelli, quelle cose, e allora ogni storia, pensarci, ha degli avanzi, delle cose che prima erano dentro, la storia, poi son finite fuori, dalla storia, io oggi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi delle storie, se son finiti da qualche parte, io non lo so, e poi dopo oggi mi chiedevo se anche le nostre storie, le nostre storie personali e singole, che è vero che di solito stan dentro delle storie più grandi e universali, ma alla fine rimangono pur sempre delle storie molto personali e molto singole, io oggi mi chiedevo se anche queste nostre storie hanno degli avanzi, delle cose che abbiamo tagliato fuori, magari non ci convincevano, non eravamo sicuri, allora le abbiam tagliate fuori dalla nostra singola e personale storia, e poi mi chiedevo dove son finiti, questi avanzi, se son finiti da qualche parte, io non lo so.
di Francesco, “Gli avanzi”, 8:49 pm